
Siamo nel 1799 e anche nel Sud Italia si avvertono gli strascichi dei grandi turbamenti europei.
Caduto il Regno di Napoli, l’esercito francese invase prepotentemente le terre che, a partire da quel momento, avrebbero fatto capo alla Repubblica Partenopea e al suo “albero della libertà”.
Il 6 Maggio, dopo aver danneggiato e saccheggiato diverse città limitrofe (tra cui l’attuale Adelfia), i francesi raggiunsero anche Rutigliano e qui si fermarono per circa due giorni, ospitati dalle più nobili famiglie del tempo.

E’ sempre Lorenzo Cardassi, nel suo volume “Rutigliano in rapporto agli avvenimenti più notevoli della Provincia e del Regno”, a ricostruire la vicenda, a cui, negli anni, si sono aggiunti episodi leggendari e tuttora tramandati.
Così scrive:
Mandarono essi persone di loro servizio alla masseria così detta di S. Martino, proprietà del Capitolo di S. Nicola di Bari, con ordine di accendere dei fuochi a certa distanza e sempre sulle alture, essendo quella masseria situata in cima ad amena collina, in vista di Rutigliano, alla distanza di tre chilometri circa. Nello stesso tempo ordinarono essi che tutti gli armenti non pochi che ivi erano, forniti nella più parte di campane, fossero sparpagliati e sbrancati tra quei fuochi in direzione di Rutigliano!
La Masseria di San Martino (ben visibile da Rutigliano perché eretta sulla sommità di una collina) venne, dunque, circondata da alti fuochi, i buoi liberati, dopo essere stati dotati di assordanti campanacci, e la popolazione locale sollecitata a fare confusione per simulare l’assedio sanfedista.
I Sanfedisti erano, infatti, membri di un movimento contro-rivoluzionario che infervorò, in quegli anni, il Regno di Napoli ed accelerò la ritirata francese, in nome della dinastia borbonica e della morale cattolica.
I francesi caddero nel tranello: verso le ore undici antimeridiane, allarmati dalla Signora Aurelia Martucci, moglie del Signor Pappalepore, gli Ufficiali salirono sopra l’alto belvedere della stessa casa, e di là osservando in confuso una grande moltitudine che si moveva alla volta di Rutigliano, credettero realmente che fossero i Sanfedisti, ed ordinarono perciò chiamare in fretta a raccolta i soldati, prendendo in disordine per Porta Castello la via vecchia che menava a Mola, in direzione opposta a quella di S. Martino.
Vittoria per i rutiglianesi che, con l’astuzia, hanno sconfitto i francesi ed evitato saccheggi ed eccidi. Non solo: leggenda vuole che, essendo stata la fuga assai precipitosa, gli stranieri avessero dimenticato gran parte del loro bottino presso le famiglie dove avevano alloggiato e che qualcosa fosse stata venduta a buon mercato agli stessi cittadini, forse colla speranza di ripigliarsela nel saccheggio, che si andava buccinando darsi in Rutigliano.
Pare, inoltre, che del bottino facesse parte una enorme palla di pietra, contenente una carrozza d’oro, aperta e derubata dai francesi presso la Chiesa della Madonna delle Grazie. Secondo le cronache locali, circa quarant’anni fa, qualche francese sarebbe persino tornato in terra rutiglianese alla ricerca di un tesoro che, inutile dirlo, non è mai stato trovato.
Forse un giorno verrà fuori; o forse no. In ogni caso, è bene ricordare che non c’è tesoro più prezioso della nostra storia e anche questo è ancora tutto da scoprire.
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