Mercoledì 23 Maggio 2012
   
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IL RISCHIO NUCLEARE IN PUGLIA

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E’ da anni che si cerca di rifilare alla popolazione pugliese la costruzione di una centrale nucleare. Il governo ci provò tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ‘80, quando individuò Avetrana e Carovigno (TA e BR) come potenziali siti per questo tipo di centrale. Allora fu la protesta delle comunità interessate e degli ambientalisti a rallentare la concretizzazione di quelle intenzioni. L’incidente di Chernobyl nel 1986 e il referendum contro il nucleare vinto l’anno successivo, diedero poi il colpo di  grazia definitivo al nucleare in Puglia e in Italia.
Oggi siamo di fronte ad un nucleare di ritorno, questa volta più insidioso perchè si inserisce nel pieno di una crisi energetica e ambientale e perchè accompagnato dall’epopea sui nuovi reattori di III e IV generazione che si direbbero più sicuri ed efficienti.

Le quattro centrale che entro il 2010 Berlusconi vorrebbe cantierizzare sono quelle di III generazione, e non può essere che così. La IV gli scienziati la stanno ancora studiando e, da quello che si sa, questo reattore veloce raffreddato a sodio «non entrerà in servizio prima del 2020 e sarà un prototipo» dice Iginio Chellini, responsabile studi di fattibilità e localizzazione impianti dell’Enel. Secondo Chellini gli «sviluppi commerciali di questa tecnologia sono impensabili prima del 2030».
Per la IV generazione c’è da aspettare, dunque, circa vent’anni. Nel frattempo c’è il rischio che si costruiscano centrali di III generazione destinate ad essere già obsolete subito dopo la loro messa in funzione perchè, come dice Chellini, in quel momento sarebbero già in commercio quelle di generazione superiore.

Ma quanto tempo ci vuole per costruire un centrale nucleare del tipo a cui sta pensando il governo? «È realistico attendersi che in un Paese con lunga e ininterrotta tradizione di ricorso all’energia nucleare e di gestione dei rifiuti radioattivi e con ben 19 impianti nucleari in esercizio, la messa in rete del primo impianto di III generazione avvenga non prima di una decina di anni da oggi» spiega Stefano Monti, ingegnere nucleare dell’ENEA di Bologna. L’ingegnere parla della Finlandia, quei dieci anni si riferiscono, dunque, a un paese che ha accettato di buon grado la scelta nucleare. In Itali quanti anni ci vorrebbero, al di là dei 50 mesi utili per la stretta messa in opera, perchè, a cominciare da oggi, una centrale nucleare sia costruita e messa in funzione?

Considerando le caratteristiche geologiche, la vulnerabilità sismica e idrogeologica, l’alta densità abitativa, la mancanza di deserti o comune di aree abbastanza isolate da ogni contesto umano, già la stessa ricerca di un sito idoneo ad ospitare un siffatto impianto energetico risulta difficile e potrebbe richiedere molto più tempo. Se a questo si aggiunge il fatto che qui da noi una semplice discarica di rifiuti solleva le popolazioni interessate fino a bloccare strade e ferrovie e con esse l’intera Italia, è facile immaginare una considerevole dilatazione dei tempi.
Se a tutto quanto considerato si aggiunge anche il non trascurabile fatto che l’Italia è un paese in perenne campagna elettorale (comunali, provinciali, regionali, politiche) quei dieci anni complessivamente utili potrebbero diventare 15 o 20. L’obsolescenza delle centrali di III generazione sarebbe davvero inevitabile.

DIVELLA: L’EMENDAMENTO NO!
Potrebbe non essere un caso, quindi, che l’altro ieri la Camera dei Deputati ha licenziato il disegno di legge “Sviluppo ed energia” cassando il parere vincolante di regioni e comuni chiesto con decisione dall’ANCI. A votare contro l’emendamento, che avrebbe dato alle rappresentanze istituzionali del territorio il potere di decidere sulla localizzazione delle centrali nucleari è stato tutto il centrodestra, compreso i parlamentari eletti in Puglia.
Spicca tra questi il pugliese On. Francesco Divella che con la sua importante e omonima azienda della pasta, situata nel comune di Rutigliano (BA), avrebbe tutto da perdere nel caso il governo decidesse -d’imperio- di piazzare un reattore nucleare nel confinante territorio di Mola di Bari.

Il comune costiero, a 8 km dal pastificio dell’onorevole e dallo stabilimento dell’ex presidente della provincia di Bari Vincenzo Divella (suo cugino) che si trova in quel di Noicattaro, fa parte di una rosa di quattro comuni pugliesi che circola da tempo negli ambienti della politica e no. Tra l’altro all’On. Divella potrebbe capitare di essere il futuro candidato presidente della regione e magari di portare al governo della Puglia il centrodestra. Se avesse, nell’eventualità, la fortuna di vincere si ritroverebbe con un pugno di mosche nelle mani nel caso capiti a un comune pugliese la sciagura di ospitare una centrale nucleare. Insieme a Mola di Bari gli altri malcapitati comuni potenziali siti sarebbero Ostuni, Manduria e Nardò.

Il Presidente del Consiglio e i suoi parlamentari si affrettano a dire che sono tutte chiacchiere, che per la Puglia non è stato deciso nulla, ma le mani libere che il governo si è voluto lasciare nella localizzazione degli impianti fa impressione.
Fa impressione anche perchè quel disegno di legge all’art. 14 prevede la “possibilità di dichiarare i siti” che ospiteranno le centrali nucleari “aree di interesse strategico nazionale, soggette a speciali forme di vigilanza e di protezione”. Impianti, dunque, equiparabili a una base militare; non è difficile prevedere la militarizzazione dei loro cantieri. Quale mobilitazione popolare, quale protesta sarà in grado di sostenere un confronto-scontro con l’esercito? Anche per questo, per evitare un prevedibile, duro, braccio di ferro con le comunità interessate, era importante che quell’emendamento fosse approvato: la nuclearizzazione e la militarizzazione di una porzione di territorio sarebbe passata perlomeno con il consenso eventuale degli enti locali.

LE SCORIE NUCLEARI
Oltre al potere di individuazione dei siti delle centrali nucleari, sempre l’art. 14 del disegno di legge in questione, dice anche che “il Governo è delegato ad adottare (...) uno o più decreti legislativi di riassetto normativo recanti criteri per la disciplina (...) dei sistemi di stoccaggio dei rifiuti radioattivi e del materiale nucleare nel territorio nazionale...”. Cosa c’entra la Puglia con le scorie nucleari?

Sempre secondo l’ENEA potrebbe c’entrare. L’Ente nazionale per le energie alternative nel ’02 individuò 214 siti -dal Piemonte alla Sicilia- potenzialmente idonei a ricoverare vita natural durante i 50.000 metri cubi di rifiuti nucleari che abbiamo in Italia e che nel ’03 al governo non riuscì di depositare a Scanzano Ionico.
In quel rapporto la regione con il più alto numero di siti, 65, è proprio la Puglia, seguita dalla Toscana con 55. I siti pugliesi individuati sono quasi tutti al confine con la Campania e la Basilicata.

Per i pugliesi, dunque, la questione nucleare, complessivamente considerata, temiamo sia di stringente attualità. Gli scenari che simili eventualità prefigurano sono da pelle d’oca. La Puglia è una regione dove già si muore di inquinamento più che altrove (nella sola Taranto 1200 morti di tumore l’anno), dove si trova il maggior numero di discariche abusive del Paese, dove c’è uno dei più alti tassi di diossina nell’aria con i soli due poli industriali di Taranto e Brindisi che ne producono il 30 % di tutta quella presente in Italia. Intorno all’Ilva e alla Coopersalento di Maglie i capi di bestiame sono abbattuti e l’allevamento è pregiudicato forse per sempre a causa della contaminazione dei suoli da parte di questo micidiale composto organico.
Insomma, una situazione di notevole stress ambientale quella della Puglia. Sarebbe in grado questa regione di sopportare la presenza di una centrale nucleare e, magari, per  gli strateghi della Sogin e dell’Enea, anche un deposito di rifiuti nucleari?
E’ difficile, e non sarebbe solo un problema di tollerabilità ambientale; a patirne sarebbero anche l’economia, il turismo, lo sviluppo.

Commenti 

 
#9 Gianni Nicastro 2009-07-19 15:02
Certo che se fanno una centrali nucleari a Rutigliano sai quanti dissoccupati, quelli che stanno intorno al Monumento, troverebbero lavoro. Se poi ci aggiungiamo un termovalorizzatore (così i rifiuti non li mettiamo sotto lo zerbino), la discoccupazione a Rutigliano sarebbe solo un ricordo. Magari anche una discarica di rifiuti speciali nella cava dismessa di Ottomano su via Mola, sarebbe il toccasana dell'economia locale. Potremmo poi rimettere a mano la vecchia discarica comunale che si trova nei pressi dell'ex Italcementi e su cui oggi c'è un tendone: il business è business, c'è niente da fare. Oppure potremmo choedere alla Sogin di stivare lì le scorie e i rifiuti nucleari che non sanno dove mettere, sai quanti soldi piverebbero a Rutigliano sottoforma di royalty.
Si potrebbe fare tutto questo, dappertutto, così risolviamo la dipendenza energetica (non dalla Francia, piuttosto dal petrolio) e il problema della disoccupazione.
E che ci vuole!
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#8 apuliatrade 2009-07-19 14:02
X GiangiMc, sono d'accordo con te',ma nel frattempo che si costruisca una centrale nucleare si potrebbe pensare ai parchi eolici sulla murgia e al largo delle coste brindisine, perche sono la vera fonte di energia pulita,senza le tante chiacchiere degli ambientalisti,e gli impatti ambientali,x il fotovoltaico potrebbe diventare in futuro un problema x i pannelli dismessi se non si riesca a riciclarli e poi un termovalorizzatore con i filtranti delle emissioni per produrre energia elettrica e teleriscaldamento non sarebbe utile cosi la finiamo di nascondere l'immodizia sotto il zerbino(terra)ed inquinare l'acqua che beviamo. Saluti
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#7 GiangiMc 2009-07-16 03:55
Secondo me fanno bene..ho punti che vorrei proporvi: 1 iniziamo a diventare meno dipendenti da paesi come Libia, Russia e Francia per il rifornimento dell'energia con conseguente riduzione delle nostre amate bollette; 2 Perchè in europa solo l'italia dovrebbe essere uno Stato che non abbia al suo interno centrali nucleari? Se avete paura di incidenti state tranquilli che se avviene in italia ha la stessissima e sottolineo MEDESIMA portata di una catastrofe di un incidente che potrebbe avvenire a pochi chilometri dal nostro confine (Lubiana). 3 Ci lamentiamo della disoccupazione: Cari signori gli amibientalisti nelle nostre amate terre (non so se sapete) hanno gia chiuso per stupidità la maggior parte di attività balneari in località Capitolo revocando qualsiasi autorizzazione; questo non so neanche io se per puttanate politiche.. hanno tolto un giro di soldi che stava pian piano diventando quello delle riviere romagnole, quindi tornando al discorso, perchè bloccare un opportunità lavorativa incredibile per ingegneri, tecnici, operai.. NON CAPISCO PERCHE' L'ITALIA NON VOGLIA ANDARE AVANTI...
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#6 mastino rutiglianese 2009-07-11 02:37
Ma come potranno scegliere i nostri territori per costruire le centrali. Siamo paesi agricoli con alta produttività. Toglieranno le campagne e tutti andranno a lavorare alle centrali? Secondo me è solo una trovata per fare spendere soldi per gli studi di fattibilità.
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#5 menico 2009-07-11 00:10
Ma quali centrali volete che costruiscano? Tranquilli, è una delle tante barzellette che servono a fregare soldi alla grande così come il ponte sullo stretto...
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#4 Raccogliamo firme per un referendum antinucleare! 2009-07-10 00:27
A me l'idea di riavere sul territorio italiano le centrali nucleari non va proprio giù. Abbiamo vinto il referendum anni orsono, ma non è bastato. Sarebbe il caso di riprovare a raccogliere le firme per rifare un referendum che sono sicuro raggiungerebbe il quorum.
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#3 Gianni Nicastro 2009-07-09 16:53
Ciao Angelo,
questa mattina il Senato in seduta antimeridiana ha definitivamente approvato il DDL su “Sviluppo ed energia” contenente il ritorno al nucleare.
Entro sei mesi a partire da oggi saranno localizzati i siti in cui costruire le prime quattro centrali nucleari e il sito del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi.
Entro l’anno prossimo sapremo se la Puglia sarà ulteriormente sacrificata sull’altare della produzione di energia elettrica, nonostante sia la regione d’Italia che più ne esporta (l’80%) rispetto a quella che ne consuma.
Suggerirei al nuovo consiglio comunale di mettere all’ordine del giorno della sua prima assise, o quanto prima, l’approvazione di un documento con cui ribadire la non disponibilità del comune di Rutigliano ad ospitare sul suo territorio nessun tipo di impianto nucleare e invitare i comuni, territorialmente confinanti con il nostro, di fare altrettanto (il comune di Mola lo ha già fatto l’anno scorso). E di mandare per conoscenza l’approvato a provincia, regione e governo.
Questo, certo, non impedirebbe nulla, ma è un segnale, una presa di posizione che i cittadini di Rutigliano lanciano al Paese.
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#2 angelovalenzano 2009-07-09 14:35
Non ci bastava il nostro territorio invaso di prodotti nocivi, velenosi e proibiti per produrre la nostra bella uva!!
Ora anche il nucleare così possiamo andarcene direttamente ...al Creatore!!
Dov'è quella voglia di combattere per una vita più sana, onesta e ..pulita??
Ora sembra che il Dio denaro sovrasti tutti e tutto.
Siamo comandati da persone che non hanno a cuore l'ESSERE UMANO!
E' questa purtroppo la verita anche se i sondaggi ci dicono che il nostro buon premier è benvoluto dal 64-66-70%
e allora perchè non proporre, visto che dice di avere a cuore le sorti del nostro paese soprattutto, una bella centrale nucleare in quel di Arcore?
Sarebbe un bel spirito di sacrificio, encomiabile indubbiamente e farebbe felici anche quei 36-34-30% restante parte dei sondaggi.... o no ?
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#1 Angelo Valenzano 2009-07-09 14:08
Non ci basta nel nostro territorio l'inquinamento da prodotti velenosi e proibiti usati per far bella la nostra uva, ora ci mettiamo anche il nucleare e così diventeremo carne da macello.
Caro Gianni le battaglie per una vita più sana, più onesta, più sicura non ci sono più, nostro malgrado.
Ora tutto è in funzione del maledetto Dio denaro e il nostro Berlusca docet.
A proposito, una centrale nucleare potrebbe andar bene in quel di Arcore??
Potremmo fare una proposta di Legge ??
Fammi sapere.
Ciao
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