Lunedì 27 Settembre 2021
   
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“Ricchione di merda” – La storia di Leo pestato a sangue perché gay

Rutigliano-“Ricchione di merda” – La storia di Leo pestato a sangue perché gay

Articolo pubblicato su “La Voce del Paese” in edicola la settimana scorsa

IL VIDEO SHOCK DE LA VOCE DEL PAESE

MOSTRA IL PESTAGGIO DI LEO, RAGAZZO OMOSESSUALE

Altri gay picchiati?. “Non diventi vittima di omofobia se ti nascondi. Io non mi nascondo”. “Quando un etero chiede di fare sesso con un “ricchione” e viene rifiutato, a quel punto che diventa omofobo!”

Ecco l’intervista esclusiva “al gay” massacrato

e la video-denuncia de “La Voce del Paese” che ha fatto il giro d’Italia


CLICCA QUI PER RIVEDERE IL VIDEO CHE HA FATTO IL GIRO D'ITALIA


Lo scoop del network “La Voce del Paese” che comprende ben 10 comuni della Provincia di Bari, tra cui Casamassima, ha fatto il giro d’Italia. Il  video-denuncia del direttore Nicola Teofilo era su tutti i giornali, siti web nazionali, telegiornali, quotidiani. Una denuncia forte e necessaria, per riaprire il dibattito sui diritti civili, che è come la pietra di Sisifo, più si porta in alto, e più schiaccia coloro i quali rivendicano i diritti ma vengono ancora confinati nella società. Per questa raccontiamo la storia di Leo, pestato a sangue il 29 giugno. Un caso di omofobia tra l’altro si verificò anche a Casamassima.

L’INTERVISTA

Leo, 38 anni, ha denunciato tutto dai carabinieri. Dopo la diffusione del video su Polignanoweb – La Voce del Paese, finito poi su tutti i giornali e Tg d’Italia, la faccenda ha assunto dei contorni inquietanti. Appena diffuso il video, siamo stati i primi a contattare Leo, e abbiamo affidato a lui queste colonne per ospitare il racconto crudo, realista, senza opinioni, di quanto accaduto lunedì pomeriggio, 29 giugno, in piazza Moro. Ricordiamo che Leo è stato insultato con un plateale – “Ricchione di merda” – aggredito, pestato a sangue da due polignanesi, V.T. di 20 anni e C.G. di 21, inseguito fin dentro il negozio di calzature dove aveva trovato rifugio. A farne le spese anche la commessa responsabile del punto vendita e un passante anziano, scaraventati per terra. Infatti, dopo essere stato picchiato dentro il negozio, davanti alle fredde telecamere, i due sono tornati alcuni minuti dopo per completare la “spedizione”, ed è questo l’altro aspetto grave di tutta la vicenda.

Ecco il primo racconto di Leo raccolto dai nostri taccuini il giorno dopo l’episodio. Quando parla, sembrano materializzarsi le immagini agghiaccianti che tutta l’Italia ha visto sul nostro sito, e vengono i brividi. Ma nell’intervista che segue, Leo rivela altro, ci restituisce uno spaccato della realtà scomodo, ma che naturalmente non rappresenta tutta la comunità polignanese.

 

Leo ci racconti per filo e per segno cosa è accaduto quel maledetto pomeriggio?

“Stavo tranquillamente passeggiando. Sono uscito di casa intorno alle ore 17:30 per andare a comprare le sigarette. Abito alla spalle del bar Minerva, quindi ho compiuto il tragitto che da casa mia, passa davanti al negozio di calzature di piazza Moro, e poi svoltando a destra, conduce al tabaccaio di via Sarnelli, di fronte alla macelleria.

Al ritorno, quando sono arrivato all’altezza del Bar Sport, fuori, davanti alla porta, c’erano questi due aggressori che parlavano con una delle dipendenti del Bar Sport. Loro erano sull’uscio del bar e quando mi sono avvicinato, questi due ragazzi hanno cominciato a urlarmi: “Ricchione””.

C’erano testimoni?

“Sì. La ragazza del Bar ha sentito, ripeto era con loro due. Quando mi hanno insultato, ero sul marciapiedi di piazza Moro. A quel punto mi sono girato, sono andato incontro ai due ragazzi, mi sono avvicinato, e ho chiesto: “Il tuo problema qual è? Vi fa male la testa?”. Quelle sono state le mie ultime parole…”

In che senso?

“Tutti e due contemporaneamente hanno cominciato a prendermi a calci e pugni, inibendo ogni mia possibilità di difesa; mentre cercavo di difendermi da uno, le prendevo dall’altro. Dopodiché ho deciso che non potevo picchiarli perché anziché usare le braccia per difendermi, queste dovevo utilizzarle per proteggermi il viso, perché ricevevo pugni in faccia. Dopodiché mi hanno scaraventato per terra e hanno continuato a darmi calci e pugni. Ho visto la porta di Evolution il negozio per calzature bimbi aperta e mi sono infilato dentro. Lì ho cercato rifugio e poi anche conforto. La commessa si è messa subito in contatto con i carabinieri, e inizialmente era scioccata e spaventata, tanto che non riusciva neppure a digitare il 112”.

Dal video che abbiamo pubblicato si vede che sei stato inseguito…

“Esatto. C.G. mi ha seguito fin sopra il bancone continuando a darmi pugni in testa e ricordo che puzzava di alcol. Continuava a picchiarmi e a urlare come un posseduto. A quel punto la ragazza ha cercato aiuto fuori dal negozio. Nel frattempo è arrivata della gente. Un signore anziano che era lì vicino è stato spintonato. Anche la responsabile del negozio è stata atterrata. Poi sono arrivati gli altri dipendenti degli altri due negozi. Ma lui dava schiaffi a chiunque si mettesse di traverso.

Poi se ne sono andati. L’amica dei due, la ragazza del Bar, mi ha portato del ghiaccio perché gonfio di lividi e avevo perso gli occhiali che nell’aggressione mi hanno rotto (si vede nel nostro video, ndr). A quel punto, non contenti, sono tornati. Da dentro il negozio, attraverso la vetrina, ho letto il labiale di uno dei due che inveiva contro di me e urlava: “Lo devo uccidere stu ricchion d merd”. C. G. in realtà non è riuscito a entrare perché fuori c’era gente, lo staff, la responsabile di quel negozio che è stata scaraventata per terra assieme al passante. Ed è arrivato pure V. T. che si è scaraventato addosso alla commessa… ed è stato allontanato e per questo anche un po’ ferito dal responsabile del punto vendita. Io osservavo tutto dal puff sopra cui ero seduto.

Quando è arrivata l’ambulanza e i carabinieri di Monopoli i due aggressori erano spariti. Io sono stato medicato e portato in ospedale a Monopoli. Ho passato sette ore al pronto soccorso tra vari reparti: neurologia, tac, radiografia, sottoposto a tac cranica, torace, addome, spalla, cervicale… sono a casa sul letto con la faccia livida, dolorante e scopro che questi due ragazzi ieri sera (lunedì, ndr) erano nuovamente in quel bar con l’aria spavalda. I cc non hanno ritenuto opportuno fermarli. E mi è stato addirittura riferito che questi due ragazzi sono tornati al bar a bere e a raccontare in giro che avevo fatto loro delle avances”.

Tu hai aggredito loro?

“Io non ho mai avuto alcun tipo di rapporto con loro, né amichevole, né intimo o privato. Mai fatto avances, a parte il fatto che non sono nei miei gusti persone di questo livello. Anzi, sono fiero di essere diverso da loro. Le mie mani sono ancora pulite”.

Ma non li conosci proprio?

“Di vista, perché entrambi hanno già avuto atteggiamenti omofobi nei miei confronti, non diretti, perché me li trovo spesso davanti, in piazza o al bar. È capitato ancora che sia l’uno che l’altro, quando passo o entro in un posto, o si sono fatti la risatina o hanno commentato. Finché una persona non mi inveisce direttamente contro non posso dire niente. Invece ieri (lunedì 29 giugno, ndr), hanno deciso di pestarmi. Punto e basta. E l’alcool non può essere una giustificazione, perché mentre mi pestavano continuavano a insultarmi: “Recchion d merd”. Ci sono almeno una cinquantina di testimoni”.

Come sapevano che sei gay?

“Io sono di Polignano, vivo a Polignano e non ho mai nascosto la mia omosessualità. A Polignano ce ne sono tanti di omosessuali, ma io sono uno dei pochi che lo dice e non devo mica nascondermi. Ma non sono assolutamente un omosessuale che va in giro a corteggiare e chiedere di scop***. Io mi faccio la mia vita. Non ho mai importunato nessuno o fatto avances in pubblico”.

Beh, corteggiare è lecito…

“Sì, ma spesso scatta il pregiudizio nei confronti dei gay e si dice che quando vanno in giro pensano solo a toccare o a provarci. Io stavo andando a comprare le sigarette. Questo è il terzo episodio di omofobia a Polignano, anche se la maggior parte dei polignanesi non sono omofobi, anzi mi trovo benissimo”.

Terzo episodio? È accaduto ancora? Quando? Con chi?

“Tre anni fa un calciatore della Polimnia mi ha gridato “Ricchione sulla Sarnelli”. Io fermai la mia macchina, scesi, chiesi spiegazioni, arrivarono i carabinieri, mi fecero sporgere querela, ma sono passati tre anni e non è successo. Mi chiese anche di fare sesso con lui. Ma non è l’unico…”

In che senso?

“Un anno fa un signore di mezza età, davanti a un bar di piazza Moro mi ha gridato “ricchione”, dopo che più volte, in precedenza, aveva cercato di intrattenersi con me facendosi trovare sotto casa mia di notte… Sono uomini con moglie e figli che mi chiedono prestazioni sessuali, e tutte le volte che mi rifiuto, rischio di essere apostrofato in pubblico”.

Conosci altri attacchi omofobi? Conosci altri gay polignanesi aggrediti?

“No, perché non diventi vittima di omofobia se ti nascondi. Come fai a diventare vittima se hai una fidanzata che ti copre. La verità è che Polignano, come tanti altri comuni, ha un’alta percentuale di omosessuali… c’è chi ha moglie e figli e va a Torre Incina. Ho trovato gente dietro la porta di casa mia di notte che ti prega di entrare per scop*** e di giorno ti incontra al bar”.

Ma quei due che ti hanno aggredito?

“Non li ho mai cagati in vita mia… Sono omofobi e basta. Un omofobo non sa mai di esserlo finché non scatta qualcosa, bisogna capire che paure ha dentro di se. Provo odio… quando un etero chiede di fare sesso con un “ricchione” e viene rifiutato, è a quel punto che diventa omofobo. Io voglio arrivare al tabaccaio senza che qualcuno mi mandi in ospedale perché sono gay. Non oscurate la questione omofobia. Per favore”.

NICOLA TEOFILO

 

Rutigliano-“Ricchione di merda” – La storia di Leo pestato a sangue perché gay a Polignano- La prima pagina dell'Ansa Nazionale Rutigliano-“Ricchione di merda” – La storia di Leo pestato a sangue perché gay a Polignano- La pagina nazionale del Corriere della Sera La Voce del Paese e lo scoop del direttore Nicola Teofilo anche al Tg5 di Canale 5 Rutigliano-“Ricchione di merda” – La storia di Leo pestato a sangue perché gay

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