
Si sa che uno degli eventi più attesi della fiera del fischietto è senza dubbio il “Concorso Nazionale del Fischietto in Terracotta” che nel 2009 è alla sua ventunesima edizione. Una vetrina importante, colorata e piena di allegria, che dà ad artisti e artigiani di tutta Italia la possibilità di esporre i loro manufatti e partecipare ad una competizione dalla quale si esce vincitori a vario titolo.
Ogni anno il concorso si ispira a un tema, quello di quest’anno è “Fischietti e Forze dell’Ordine”, tema a cui gli artisti partecipanti dovranno dedicare uno dei tre fischietti da presentare (gli altri due sono a tema libero). Un tema che potrebbe far pensare ad ammiccamenti alla questione della “sicurezza” e la sua centralità nella cronaca politica e nello scontro tra gli schieramenti a livello nazionale. Ma niente di tutto ciò, almeno stando a quello che ci ha detto Guido Lorusso, consulente culturale del comune da anni e uno dei componenti della commissione comunale che ha organizzato la festa di Sant’Antonio Abate.
«Il tema -ci ha detto- lo abbiamo scelto da una lista di altri temi già fatta l’anno scorso, senza particolari riferimenti se non quelli ispirati dalla stessa tradizione dei fischietti». «Il carabiniere -prosegue Lorusso- è infatti uno dei soggetti più tradizionalmente rappresentati dai fischietti quando si vuol ironizzare sull’autorità costituita».
La partecipazione al concorso è disciplinata da un regolamento che, nell’edizione ’09, si chiama “Linee Guida”. Il regolamento, oltre a disciplinare le modalità di partecipazione, le misure dei fischietti, i termini entro cui presentarli e altro ancora, stabilisce anche come vengono scelti i tre fischietti vincitori. Ora, qui viene al dunque un modo di gestire il concorso che di anno in anno ha tendenzialmente fatto sparire la giuria popolare.
Qualcuno ricorderà che a decretare il primo, secondo e terzo fischietto classificato era il pubblico, che per due giorni votava ed era giudice sovrano. Il vincitore del Concorso nazionale del fischietto in terracotta lo decretava il pubblico, sembra una banalità, ma non è più così.
Si è cominciato tredici anni fa a sminuire la “giuria popolare” affiancandole una “giuria tecnica” che preselezionava cinque fischietti sui quali soltanto il pubblico poteva esprimere il proprio voto. Una specie di “commissariamento” del gusto e del senso artistico dei visitatori del concorso, come non fossero capaci di scegliere i migliori pezzi da premiare; insomma, una sorta di giuria popolare a sovranità limitata.
Questo sistema è andato avanti per alcune edizioni, suscitando qualche critica, a volte anche polemica. A un certo punto si è passati (‘03) a un sistema che vedeva la giuria tecnica e quella popolare sullo stesso piano, nel senso che tutte e due le giurie decretavano -in modo distinto, ma con pari dignità- vincitori equamente premiati.
In seguito la giuria tecnica assunse una posizione sempre più dominante decretando solo lei il vincitore del concorso, mentre quella popolare semplicemente “il miglior posizionato”. Da qui comincia il declassamento del giudizio del pubblico fino ad arrivare alla prossima edizione, disciplinata da “Linee Guida” che non contemplano neanche più il termine di “giuria popolare”. Qui si parla solo di “votazione popolare”, cioè il pubblico sceglierà non già il vincitore del concorso, ma a chi assegnare il “Premio Fischietto Popolare”, una sorta di premio di consolazione (l’hanno chiamato “Premio Speciale”) consistente in una “attestazione di merito con targa di pregio e valore”.
Sulla base del prezzo indicato dagli artisti, che per regolamento non può superare i 130 euro, il comune poi acquisterà i tre “fischietti popolari” scelti dal pubblico. “Dal voto popolare -dicono le Linee Guada- verranno naturalmente esclusi i tre manufatti vincitori del Concorso Nazionale già scelti dalla Giuria degli Esperti”. Qui siamo di fronte a un evidente paradosso: il pubblico è chiamato a votare quando già si sa chi ha vinto il concorso. Incredibile.
Ai vincitori decretati dagli esperti, dunque, andrà tutta l’attenzione dell’evento, il primo piano sul manifesto pubblicitario dell’edizione 2010 e anche premi in denaro molto più lauti dei 130 euro massimo che spetteranno ai “vincitori” della votazione popolare. Il primo classificato della giuria degli esperti, infatti, prenderà 1.300 euro, 600 il secondo, 400 il terzo.
Si consumerà cosi una grande discriminazione non solo nei confronti del pubblico, che non decreterà sostanzialmente un bel niente, ma anche nei confronti di artisti e artigiani, i quali parteciperanno alla votazione popolare in qualità di veri e propri declassati rispetto ai tre fortunati scelti preventivamente dalla giuria degli esperti.
Davvero non si capisce la necessità di una gestione del Concorso così brutta e -oseremmo dire- mortificante per pubblico ed espositori. Sarebbe molto più semplice, più normale, fare come generalmente si fa dappertutto quando si tratta di concorsi simili: la giuria popolare decreta il vincitore e la giuria tecnica il “premio della critica”. Così il gusto estetico di chi ha l’ardire (velleitariamente o no) di intendersi d’arte viene appagato e il publico si riappropria del ruolo che merita dal momento che viene chiamato a votare: unico giudice del concorso.
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Sono stato un vostro "avo" di quella squadriglia. Ottim... - Sono arrivati gli album d...
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