
Abbiamo chiesto qualche giorno fa a una persona, in passato interessata all’archeologia locale, qual è la consapevolezza dei cittadini di Rutigliano del patrimonio archeologico che è sotto i loro piedi e anche sopra, come nel caso della muraglia di Azetium, Sant'Apollinare... «Nel 99% dei casi» è stata la risposta «sono ignari della grandezza e forse anche dell’esistenza del patrimonio archeologico che il nostro territorio ha la fortuna di avere».
E’ una visione un po’ troppo pessimista, ma se si volesse misurare la conoscenza e la consapevolezza dell’importanza di questo patrimonio da come sono tenute le aree che lo ospitano, da come non viene valorizzato e -quel che più rattrista- dall’incuria e dalla distruzione che ha subìto e subisce una parte di esso, il pessimismo di quel nostro interlocutore sarebbe purtroppo giustificato.
L’imminente apertura del museo, la scoperta -recentissima- di un’altra sepoltura neolitica a San Lorenzo, sono cose che potrebbero ridestare l’attenzione sulla nostra archeologia, che non ha nulla da invidiare a quella -più famosa al grande pubblico- di Egnazia e di altri siti pugliesi.
Vorremmo qui cominciare una serie di documentari che raccontino non solo di scoperte e ritrovamenti, ma anche di come questo paese non sia stato capace sino ad oggi di valorizzare -così come meritano- le testimonianze di un passato ricco di storia e preistoria, di tutelarlo dalla distruzione, dallo scempio che ad Azetium, in modo particolare, hanno raggiunto livelli intollerabili.
Non sarà, ovviamente, uno studio sull’archeologia locale, non abbiamo di queste velleità. La trattazione sarà fatta consultando soprattutto gli studi della Soprintendenza Archeologica della Puglia.
Affronteremo l’argomento con l’approccio dell’inchiesta giornalistica, che -tra le altre cose- indagherà i motivi per cui a Rutigliano l’archeologia, le sue aree e i suoi tesori, non sono mai stati in cima ai pensieri e alle attenzioni delle classi dirigenti, amministrative ed economiche.
Il nostro paese è ricco di archeologia, è uno dei comuni pugliesi, forse l’unico, che sotto la sua terra nasconde i resti di perlomeno tre antichi insediamenti umani (c’è chi sostiene che ce ne siano addirittura quattro): Purgatorio, Torre delle Monache e Azetium, rispettivamente necropoli del VII-III secolo a.C., villaggio di età neolitica, importante città del IV secolo a.C. Per non parlare di altre zone archeologiche in cui ci sono stati dei ritrovamenti: Pappalepore, Cipierno, San Lorenzo, Madonna delle Grazie, Le Rene, Torre Tanca, Casiglio, Madonna della Stella, Caggiano, l’Annunziata, San Martino, Britti, Tomegna e altre ancora.
Cominciamo questo “viaggio” con un documentario su Azetium, città “in vita fra il IV secolo a.C. e la tarda età imperiale e con tracce di frequentazione precedenti” dice il decreto che l’8 marzo 1990 ha istituito il vincolo archeologico a Torre Castiello.
Nel video vedremo l’anello in oro e pasta vitrea e le monete d’argento di conio romano trovarti da Giuseppe Catamo negli anni ’70 (in quegli anni il sig. Catamo, tenace e appassionato scopritore di tesori archeologici, fu nominato dalla Soprintendenza “assuntore di custodia” degli scavi).
Ad Azetium sono state trovate abitazioni con intonaci affrescati, cisterne di raccolta dell’acqua, tombe con corredi funerari di grande valore. La composizioni di questi corredi “rispecchia, per qualità e consistenza numerica, lo standard documentato in altre necropoli coeve della Peucezia”, tombe riferite a sepolture di “individui di medio livello socio-econimico”, scrive in “L’insediamento di Azetium” (“Bollettino di Numismatica 34-35” del 2000) la dott.ssa Ada Riccardi, responsabile della Soprintendenza Archeologica della Puglia.
C’e una traccia di quell’antica città visibile finanche dal satellite: la muraglia. “La costruzione delle mura di cinta” di Azetium, scrive ancora la dott.ssa Riccardi, “si colloca, con ogni probabilità, nella seconda metà del secolo (IV a.C., n. d. r.), in coincidenza con gli eventi bellici che opposero Taranto alle popolazioni indigene”.
Quello che rimane oggi di questa antica costruzione è un tracciato di 3 km percorrendo il quale ogni tanto si notano torri di avvistamento. In parte sommersa dalla vegetazione, la muraglia oggi versa in condizioni critiche, a tratti devastata dal tempo, spesso di proposito, scempiata dalla presenza di rifiuti.
Buona visione
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Commenti
Con l'ass. Archeoclub e Peppino Sorino che approfitto salutare,qualcosa se mosso,ma la storia rutiglianese appartiene ed essere firmare da tutti noi,in che modo?
DENUNCIANDO **** ED INVESTENDO SUI NOSTRI FIGLI SENSIBILIZZANDO LE SCUOLE CHE SONO I PRINCIPALI CONTENITORI RESPONSABILI D'ISTRUZIONE E FORMAZIONE.
Con la storia di Roma e Magna Grecia si potrebbe parlare di Azezium,lo studente sicuramente sarebbe avvolto da fierezza nel sapere di appartenere ad un grande paese con grandi storie da raccontare e siti da custodire gelosamente.
Questa secondo me e' la strada da perseguire se si vuole salvare il salvabile.
Chiedo scusa se il commento e' troppo lungo..anche se non abbastanza da poter esprimere la tristezza che provo verso il mio paese alla denuncia dell'articolo.
Approfitto nell'augurare a tutti un sereno Natale e buon 2011.
Lorenzo Gassi
Il problema secondo me e' porsi la domanda... Rutigliano, il rutiglianese ha acquisito culturalmente l'importanza come sito archeologico, del suo paese?
A malincuore esprimendo una mia opinione alla domanda, direi proprio di no, anzi da buon leghista del sud, le definisce pietre e con queste non si mangia
Se ci fosse stata una politica di tutela,di recupero,di conservazione,oggi avremmo un'intera area che gira intorno agli scavi,ai siti archeologici,protetta,sorvegliata e recintata.
Vedi il sito archeologico di Monte Sannace (gioia del colle)
http://luirig.altervista.org/monte_sannace/index.htm
Aprite questo link e vi accorgereste cosa gira intorno a questo sito di grande valenza ambientale - storico ed archeologico.
Ebbene se dobbiamo fare dei confronti tra due siti territoriali e comuni diversi,credo,anzi sono più che sicuro che rutigliano sarebbe di gran lunga più interessante,perché a differenza di Monte Sannace i nostri siti si espandono a palma di mano sull'intero territorio rutiglianese.
E' allora c'e' da chiedersi Perché a Gioia si e' creati una vasta area recintata e monitorata da enti preposti e da noi no?Eppure Gioia del Colle e' famosa per le sue cantine,del suo vino,dei suoi vigneti,dei suoi prodotti caseari...come rutigliano famosa per la sua uva,i suoi tendoni...eppure loro scoprono l'importanza di una risorsa turistica-artistica-culturale,con tanto di rispetto verso i loro antenati,da noi invece si distrugge,si scassa,si macina e ci si pianta su un bel tendone il tutto condito con una bella pernacchia alla faccia nostra.
un giusto indennizzo da parte dello stato per l'esproprio della sua terra... e sono anni cari miei che ci prendono in giro che qsti soldi sono in arrivo...ma probabilmente si sono persi per strada.. quindi nn date sempre e solo la colpa a chi coltiva la terra perchè il marcio è presente dapprima nelle istituzioni...
Rutigliano è un forziere pieno di tesori e pezzi di storia, ma mai nessuno ,(o pochi ) si sono interessati di fare emergere tali ricchezze, che oltre ad avere una valenza economica per la nostra comunita', hanno una grande valenza storica ed emozionale, quindi gli studiosi, anche quelli locali , anche per spirito di curiosita' "domestica",si interessino prima delle nostre radici,e poi magari di quelle fuori dal nostro territorio!
Se sono proprietari, possono coltivare, a meno che lo Stato non espropri i terreni.
Però essendo una zona con vincoli archeologici, ogni coltivazione o impianto dovrebbe essere autorizzato e controllato dai beni culturali.
Il fatto grave è che si vede chiaramente che alcuni tendoni hanno subito uno scasso. Le pietre macinate ne sono la prova, ciò sicuramente è vietato in una zona con vincoli archeologici.
Questo servizio sarebbe utile inviarlo a striscia la notizia!
Ciao!
Saluti Giuseppe L.