A BARI FUOCHI D’ARTIFICIO PER VITO MOCCIA

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Il Nichi Vendola del maestro Vito Moccia fa incetta di vendite presso La Feltrinelli a Bari, prima di Natale, sebbene i riflettori della kermesse di Sant’Antonio Abate siano ancora spenti. A fare compagnia alla desiderata statuetta ci sono altri tre personaggi del calibro di Andrea Calogero Camilleri, Gianrico Carofiglio e Vito Signorile, che con il Presidente condividono la meridionalità, lo charme e lo spessore culturale. Come era facile immaginare, nessuno dei tre ha goduto il medesimo seguito di attenzioni del primo, probabilmente sia grazie alla differente esposizione mediatica sia in virtù della centralità di cui gode in Puglia, concorda con noi l’autore (NdR.).  Tuttavia Moccia tiene da subito a precisare come l’intento artistico non debba essere confuso con una tendenza politica: “Creare un fischietto su Vendola non vuol dire immediatamente essere un suo sostenitore, né al contempo un detrattore”.

Potreste darci un ritratto tecnico dell’ormai celeberrimo Vendola fischietto?

“In realtà si parla di due figure dello stesso personaggio, l’uno col pugno alzato con indosso un guantone da box, in chiaro segno di vittoria, e l’altro con le braccia distese lungo i fianchi, come vuole la tradizione figula rutiglianese. L’altezza dei due soggetti è di cm 22 e la loro ideazione risale al 2005, in seguito alla vittoria per le regionali”.

Come mai un fischietto di Vendola sugli scaffali de La Feltrinelli Bari?

“Certamente non è stato merito mio, giacché sono tra le persone più pigre al mondo. Un dipendente La Feltrinelli di cui desidero tutelare l’anonimato, ha lanciato di sua iniziativa la proposta ed è riuscito a mettermi in contatto con il direttore Giovanni Bello. Ne è seguito un successo inaspettato, di cui vado fiero non solo per mio conto, bensì perché finalmente è in vetrina il fischietto in terracotta di Rutigliano”.

Cosa seguirà al successo di vendite?
“Il dott. Bello è entusiasta. La richiesta di copie è stata talmente alta che molti clienti sono venuti qui in bottega, poiché la disponibilità presso La Feltrinelli era andata esaurita. Adesso però il mio impegno è rivolto all’appuntamento con la Fiera di Sant’Antonio Abate”.

Dal suo tono, non sembra completamente disteso, eppure si tratta di una vittoria o no?
“La mia preoccupazione va all’arte figula rutiglianese che è in serio pericolo. Di recente si è assistito alla chiusura definitiva di due botteghe e l’impressione generale è quella di una sconfitta. Soprattutto per la mancanza di eredi e di prospettive future. Io sono felice della mia personale riuscita, non lo nego, ma fatico ad accettare che a Rutigliano si fa davvero molto poco affinché i riflettori su questa meraviglia non finiscano col spegnersi inesorabilmente al finire della Fiera del 17 gennaio. Né si può reggere tutto su un’unica data né si può confinare il fischietto ad una mera vetrina locale.”

Parteciperà quest’anno al concorso nazionale del fischietto in terracotta?
“Non parteciperò. Presenterò ugualmente una mia opera fuori concorso dedicata al compianto maestro Mario Monicelli, che oltre ogni mia ovvia ammirazione è amato come se fosse un mio stretto parente. È stato un uomo incredibile, un signore fiero e deciso fino alla fine, del quale ad esempio ricordo l’energia con cui riusciva a smuovere gli animi dei giovani nel ribellarsi vivacemente contro chi opprime il loro futuro”.