
Le grotte di Castellana sono diventate lo scenario ideale per un Inferno dantesco davvero surreale. Artisti, recitanti, cantanti e danzanti , si sono amalgamati alla roccia e hanno “spurgato” uno spettacolo affascinante.
“Hell in the cave” è un viaggio multimediale nella prima cantica della Divina Commedia, certamente una scommessa per riuscirE ad essere all’altezza di un’opera del “Padre della lingua italiana”.
L’ispirazione è stata ben sfruttata, l’ambientazione è perfetta e anche i personaggi sono stati scelti con accuratezza, visti i risultati.
Buon sangue non mente, infatti la collaborazione è tra le figure eccelse di Enrico Romita per la regia, Giusy Frallonardo per la drammaturgia, Marcello Prayer per il training attori e Paolo Pace per il training vocale. Le coreografie sono di Domenico Iannone, i costumi di Margherita Calefati, con le colonne sonore di Paolo Iannattone e Giuseppe Mariani.
Queste sono le firme del progetto, senza sottovalutare chi la faccia ce la mette in scena con alle spalle un lavoro lodevole.
Per una maggiore flessibilità degli spettatori è stato allestito il sito www.hellinthecave.it , con tutte le info necessarie per documentarsi sull’evento e su come parteciparvi.
Tra i personaggi infernali è presente Ester Fonsdituri, già insegnante di danza contemporanea e hip hop, che, nella sua competenza, ha rafforzato la qualità dello spettacolo.
Gli scatti fotografici sono di Rossana Esposito, che ha catturato con i suoi occhi i momenti interessanti della serata.
(La testimonianza) - SURPLUS “HELL IN THE CAVE”
Premessa
“Al cor gentil rempaira sempre amore”, e siam cuori amanti.
Cotanta benevolenza a finir dannata come speroni in un antro infernale. E gli urli, e le strida, striscianti e polveranti, mirano gli arti, “e il petto e il crine”, a passar a peggior vita, se la luce è di rosso come “s’i foss(e) foco (che) arder(ebbe) ‘l mondo”.
E, se fosse dello sguardo la poetica sfocata, quanti sogni e quante esperienze si arenebbero nell’impetuoso mar della dannazione?
Perché, “un dì, s’io non andrò sempre fuggendo di gente in gente” potrei essere all’Inferno e poi riuscir a risaper che le stelle ancor ci sono. “Questo di tanta (mostruosità) oggi mi resta”: “Gli occhi han preso il colore dell’ (oscurità) a furia di guardarla”, se del guardar mi è concesso parlare.
E voi direte: ma “li occhi non l’ardiscon di guardare?”
Ebbene, la paura mi ha sfidata e oltraggiata, che neanche il Dante stesso, in sogno, ha visto così miopamente la corte del demonio. Sarà stato un contrappasso per aver voluto l’ “occhio di cristallo” di madame Rossana, la Esposito si intende, che cattura gli attimi furtivi nella sua per l’appunto diavoleria elettronica, anch’essa però indifesa, nel fantastico regno di morte?
Di Stendhal questa è la sindrome che mi ha colta, ma il naufragar in questo mar, ancor peggiore dello storico “sozzo bubbone d’un livido paonazzo”, di certo uno spettacolo non era, bensì una danza sfrenata all’ Inferno prima ancora che l’ora di tutti i presenti sia giunta, senza neanche due parole pattuite per poter dire “Attimo fermati, sei bello!”.
Welcome back in 2011.
Io e Dante abbiamo fatto lo stesso sogno.
Messere Alighieri dormiente (si spera, per la sua sanità mentale), e la sottoscritta da sveglia.

Anch’io però mi sono atteggiata ad esperta, non di certo perché lo sia, ma se il pubblico merita il meglio allora forse il mio impegno l’avrei dovuto far crescere in misura proporzionale all’onore di aver assistito in anteprima gratuita alla nuova versione dello spettacolo.
Libero per libero, ho pensato di accompagnare la mia penna ad un occhio. Ho chiamato la mia fedele compare, fidatevi del suo occhio paranormale, e via a Castellana.
La proposta di addentrarmi tra i dedali degli inferi mi è giunta da un’anima dannata. Per questo non c’era da fidarsi, non tanto per la bellezza dell’evento che merita una visitina prima o poi in questa stagione in programma, quanto per la forte suggestione.
Emozionarsi a vent’anni non può essere una colpa, per questo me la sono goduta, e amen (o meglio “al diavolo”) ai professionisti che intellettualizzavano uno sguardo sofisticato. Non mi piace programmare la mia dicitura, sarebbe come studiare una funzione fino a massimizzare, o peggio a minimizzare!, la curva del piacere che ruota la sua parabola su un angolo decisamente piatto.
Il patto vero della scena è tra gentlemen’s agreement, tra chi propone il vero nello spettacolo, e chi vi assiste con gli occhi e la mente predisposti ad un’altra altrettanta veridicità dello scambio.
Di per certo le prove devono avvenire, ma tutto ciò che accade in quei momenti deve tendere al vero e al bello.
E, evoglia Winckelmann a restare abbiocco dinanzi alle statue, lo stesso è successo tra le grotte: “Il (loro) corpo si eleva al di sopra di quello umano e la (loro) posa rivela la grandezza che (li) pervade”.
È semplice la questione alla sua radice: è passione.
Che all’Inferno ci sta anche bene perché se è un fuoco che arde allora è nel posto giusto. Però, prendendo un momento le distanze dalla materia dantesca, che di scripta si tratta in realtà, la trasposizione in scena è davvero pericolosa. Bisogna essere convinti di ciò che si è in quel momento, altrimenti il gioco non vale.
L’immedesimazione è un passaggio da non sottovalutare perché è l’unico modo per convincere la gente che per quell’ora nel mondo parallelo dello spettacolo, gli attori non sono gli uomini comuni ma qualcosa in più che gli permettere di essere qualcun altro che nella vita normale non lo saranno mai.
È una goduria per chi ammira e vuole essere coinvolto, e un privilegio per chi può essere qualsiasi personaggio, per quel che è concesso.
Considerando che nel passato gli artisti non avevano diritto neanche ad una degna sepoltura, finire a “vorticare” nell’Inferno è una soddisfazione unica, soprattutto per il compiacimento del pubblico.
Non voglio più caricare le mie parole, questo è quanto. Se siete sicuri di meritare il Paradiso, comprate almeno su questa terra un biglietto per l’ Inferno. L’unica volta dove potrete farlo senza prima il testamento.
Amen.
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Commenti
Son certo che pochi immaginano la realtà di questo luogo descritto nei vangeli(abisso di fuoco e zolfo, eterno tormento, luogo di pianto e stridor di denti), ragion per cui io mi preoccuperei seriamente, se fossi nei panni di chi è scettico, perchè da questa dimora non c'è ritorno! E non parlo della classica "barzelletta" sull'inferno.