Mercoledì 27 Ottobre 2021
   
Text Size

I 70 anni del Gruppo Vincenziano di Rutigliano. La parola all'attuale presidente Isa Linsalata Renna

10149465_706833292707614_1392692300_n

A 70 anni dalla fondazione del Gruppo di Volontariato Vincenziano di Rutigliano, lo spirito del servizio che anima l'associazione è rimasto costante, sia da parte delle volontarie sia da parte delle presidenti che si sono susseguite nel corso degli anni. Presidente attuale delle volontarie vincenziane è Isa Linsalata Renna, che le guida con disponibilità e amore, perseguendo il messaggio evangelico, e che ci racconta la sua esperienza.

Da quanti fa parte del gruppo vincenziano e come è entrata?

Ne faccio parte da 30 anni. Sono entrata invitata dalla presidente, che mi diceva che era necessario il ricambio. Loro erano un po' in avanti con gli anni, quindi c'era bisogno di gente giovane, sensibile a certi discorsi. Per questo mi invogliò ad entrare.

Quali sono i compiti della presidente?

Come in tutti gli ambiti, chi sta a capo deve servire gli altri, non avere un posto d'onore. Il compito della presidente è quello di coordinare il gruppo, di prendere l'iniziativa per gli incontri perché è la presidente che tiene, presiede gli incontri che avvengono due volte al mese, ogni 15 giorni. La presidente però non opera da sola: è coadiuvata da una segretaria, da una vicepresidente e da una tesoriera.

Quali sono secondo lei, oggi, i bisogni della comunità?

Io metterei al primo posto il bisogno di relazione, il bisogno di dialogo, di sentire che c'è qualcuno che ci ascolta e che si interessa dei nostri problemi. Non solo, qualcuno con cui instaurare una relazione di amicizia. Il nostro non è soltanto un servizio fine a se stesso. Molti vengono da noi anche solo per parlare, per sfogarsi. Poi chiaramente ci sono i bisogni materiali, e oggi come oggi c'è il bisogno disperato di lavoro. Poi, non essendoci il lavoro, in molti casi c'è la mancanza di generi di prima necessità. Questo è anche il periodo critico, da dicembre a maggio. Sappiamo che Rutigliano vive di agricoltura, e nel periodo in cui in campagna non si lavora la situazione è drammatica. Oltretutto, chi ha lavorato fino a dicembre, non riesce a mettere niente da parte, perché noi sappiamo meglio di loro che a stento si arriva a fine mese. É lontano ormai il tempo in cui, da quello che si guadagnava, si riusciva a vivere e allo stesso tempo a mettere da parte qualcosina.

In che modo andate incontro a queste necessità?

Noi lavoriamo in collaborazione con le Caritas, quindi la distribuzione dei viveri e dei generi di prima necessità viene fatta dalle Caritas parrocchiali, dove i nostri "amici" vanno settimanalmente a prendere quello che c'è, pasta, zucchero, farina, secondo la distribuzione che viene fatta dall'AGEA (Agenzia per l'Erogazione in Agricoltura). Però non basta. C'è chi non riesce neanche ad aspettare la scadenza settimanale. E a volte capita che abbiamo viveri in abbondanza, altre volte soltanto pasta e farina. Noi vincenziane andiamo anche a fare la visita domiciliare - elemento che ci distingue rispetto alla Caritas - per incontrare la persona nel suo ambiente ed iniziare il rapporto con chi ha bisogno. Noi siamo i più felici quando sentiamo che riescono a sopravvivere, con quel poco che hanno. Ma il più delle volte si rivolgono a noi e ci vengono a chiedere di intervenire.

Com'è la situazione a Rutigliano da punto di vista sociale?

Spesso chi non vive da vicino queste esperienze associative nell'ambito caritativo, pensa che qui a Rutigliano stiamo bene e non abbiamo problemi di nessun genere. Ma si capisce che, una volta che andiamo a fare la visita, vengono fuori situazioni familiari ben più difficili legate tra loro. Vedendole da vicino, affiorano così tante problematiche. A livello di interventi sociali, abbiamo delle assistenti sociali molto brave. Purtroppo però per il numero dei bisogni che si sono, forse ci vorrebbe un'attività di interventi sociali un pio' più incisiva, più forte. Noi non possiamo accontentare tutti, purtroppo. Possiamo dare un piccolo contributo. Quindi qualche volta chiediamo il contributo da parte del Comune, che sia stato chiesto o meno. Poi chiaramente dipende dalle situazioni, a volte ci sono persone molto dignitose e discrete che non vanno spesso a chiedere. E allora dobbiamo intervenire noi, per ricordare di dare il contributo appena possibile. C'è collaborazione a livello di strutture e di realtà territoriali. In passato c'era l'IPAB qui a Rutigliano, che distribuiva a pioggia i contributi economici, in base alla composizione del nucleo familiare. Ora le cose sono cambiate, la struttura è diventata ASP (Azienda di Servizi alla Persona) ed è cambiato il modo di mettersi a disposizione della comunità. Adesso rendono dei veri e propri servizi, non danno soltanto i contributi, come accadeva prima. Da una parte siamo più contenti, perché è tutto il territorio che trae beneficio da questi servizi. Dall'altra però in certo senso ci s'era abituati a quel tipo di distribuzione arbitraria.

Ci sono anche padri che si rivolgono a voi?

Le situazioni irregolari sono all'ordine del giorno. Su 25- 30 famiglie che noi assistiamo in maniera costante, un buon 80% costituisce una situazione irregolare. Sono conviventi, separati da altri matrimoni che adesso hanno costituito un altro nucleo famigliare. I mariti si rivolgono meno a noi. Poi penso che per un uomo è anche poco dignitoso farlo. Forse gli stranieri sono quelli che si rivolgono di più, soprattutto al Centro di Ascolto, sia per quanto riguarda il lavoro sia per la questione dell'abitazione. Poi compiliamo un dossier con tutte le schede e le richieste che riceviamo, che pubblichiamo alla fine dell'anno, comunicando a livello regionale i nostri dati. Diciamo che gli uomini si rivolgono a noi soprattutto per richiedere medicinali, e in quel caso non ci asteniamo mai. Siamo in diretto contatto con due farmacie del territorio, a cui segnaliamo i casi a cui devono prestare maggiore attenzione. Ai farmaci non si può mai dire di no. E con i soldi che risparmiano in farmacia, comprano da mangiare. Lo facciamo volentieri ogni volta che ne abbiamo la possibilità. Noi viviamo di offerte libere, di raccolte che facciamo con le nostre iniziative nel corso dell'anno o di contributi che ci vengono dati da alcuni benefattori che conoscono il nostro spirito di carità. Sarebbe bello organizzare molti altri eventi, ma servono i volontari. C'è bisogno di quel ricambio generazionale. Il mio sogno è quello di ricostituire le "damine", la sezione giovanile del gruppo. Chiunque può far parte del gruppo, servono soltanto la discrezione, l'attenzione, la disponibilità al servizio.


Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI