Mercoledì 27 Ottobre 2021
   
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A Galileo Galilei matematico fiorentino

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         L’intestazione di questa lettera ripropone la dicitura del volume che raccoglie i documenti che ti riguardano e che sono custoditi nell’Archivio Segreto Vaticano (Misc. Arm X, 204) “Ex archivio S. Officii contra Galileum Galilei mathematicum” nel fascicolo contrassegnato dalla tua diocesi “Florentinus” di residenza.

Non mi piace tanto la strumentalizzazione che del tuo caso è stata fatta nella più che secolare polemica degli anticlericali che ti hanno innalzato, come del resto hanno fatto di fra Giordano Bruno e di fra Tommaso Campanella, quale bandiera nella loro battaglia contro la Chiesa, accusata di oscurantismo e qualificata come “nemica della scienza” in nome della fede.

  Il santo papa Giovanni Paolo II il 10 novembre 1979, commemorando il centenario della nascita di Albert Einstein, rivolgeva ai partecipanti alla Sessione Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze il cordiale invito e augurio  a che “i teologi, uomini di scienza,s torici, animati da uno spirito di sincera collaborazione approfondissero l’esame del caso Galileo e riconoscessero i torti da una parte e dall’altra, per superare le diffidenze che questo caso suscitò in molti spiriti a scapito di una collaborazione fruttuosa tra la Scienza e la Fede, tra la Chiesa e il mondo”.

Il grande fisico Enrico Fermi, puntualizzando il tuo nome e cognome, affermava: “A noi sta a cuore far capire che l’Era Moderna inizia con Galilei” ed Enrico Bellone, professore di storia della scienza nelle università di Lecce, Genova e Pisa, ti ha definito “mente inquieta”, a differenza del prof. Antonino Zichichi che ti qualifica “divin uomo”.

Per fare la tua personale conoscenza e seguirti nella tua vicenda di uomo di scienza che è condannato dalla Chiesa devo procedere seguendo le tappe della tua biografia.

Tu nasci il 15 febbraio 1564 a Pisa da Vincenzo Galilei e Giulia Ammannati e nella tua famiglia si compone anche di tuo fratello Michelangelo e delle sorelle Virginia, che sposerà Benedetto Landucci, e Lena e Livia. Il tuo papà sogna per te la carriera di medico e così il 5 settembre 1581 ti iscrive alla facoltà di Medicina dello Studio di Pisa. Nell’anno 1583, attraverso le tue personali osservazioni scientifiche, scopri l’isocronismo delle oscillazioni pendolari. Ostilio Ricci di Fermo ti avvia agli studi matematici, i tuoi prediletti, ma alla fine abbandoni lo Studio di Pisa senza aver conseguito alcun titolo accademico ma dai alle stampe il tuo primo libro “Theoremata circa centrum gravitatis solidorum”. Così hai già trovato la tua strada: parti dall’esperienza e poi elabori la conseguente teoria, facendo affidamento sulla matematica. Mi piace il tuo  interesse per la letteratura e nell’anno 1588 all’Accademia di Firenze discuti di Dante Alighieri, di Ludovico Ariosto e di Torquato Tasso. Nell’anno 1589 con la raccomandazione del marchese Guidobaldo Del Monte ti viene affidata la cattedra di matematica all’università di Pisa con lo stipendio di 60 scudi. La tradizione vuole che dalla torre, celebre per la sua pendenza, avresti compiuto decisivi esperimenti sulla caduta dei gravi. Nel 1591 alla morte del tuo papà sei gravato della responsabilità della numerosa famiglia e devi provvedere a completare la dote matrimoniale di tua sorella Virginia. La nomina del 26 settembre 1592 a titolare della cattedra di matematica all’università di Padova, dove rimarrai fino all’anno 1610 ti dà sicurezza economica. Trascorri così anni fecondi in cui scrivi trattati diversi per i tuoi alunni: Breve istruzione all’architettura militare, Trattato di fortificazioni, le Meccaniche. Sempre vivace nei tuoi interessi scientifici il 4 agosto 1597 scrivi una lettera all’astronomo polacco Keplero in cui ti dichiari favorevole alla teoria eliocentrica di Copernico, ma ti dispiace che ufficialmente sei costretto ad insegnare la teoria geocentrica di Tolomeo.

Pur avendo una posizione economica agiata vivi una realtà affettiva “molto moderna” e quasi al limite dello scandalo. Convivi con la veneziana Marina Gamba e da questa unione nascono Virginia (1600-’34), Livia e Vincenzo che scriverà versi. A sedici anni la tua figliola Maria Virginia diventa religiosa nel convento di San Matteo d’Arcetri  prendendo il nome di suor Celeste e sarà sempre al tuo fianco nei momenti più difficili con la sua preghiera e il suo affetto. Nel 1604 l’amico Keplero ti informa della comparsa di una nuova stella e tu ti impegno specialmente nel periodo luglio-agosto 1609 a mettere a punto il telescopio che ti sarà strumento utilissimo  nelle tue scoperte astronomiche. Il 21 agosto 1609 presenti la tua scoperta al patriziato veneziano sul campanile di S. Marco a Venezia, e poi il 25 agosto 1609 lo punti sulla superficie lunare, sulla Via Lattea e le nebulose Orione e Pleiadi. Finalmente il 7 gennaio 1610 scopri i quattro satelliti di Giove che chiami “medicei” in omaggio ai tuoi protettori signori di Firenze e il 30 gennaio dai alle stampe il tuo “Sidereus Nuncius”. Le tue scoperte astronomiche hanno un ritmo incalzante: le macchie solari e le fasi di Venere (1610) e nel dicembre 1612 osservi per la prima volta il pianeta Nettuno che tu scambi per una “stella fissa” a causa del suo moto molto lento. Nell’anno 1613 in una lettera a Benedetto Castelli  discuti dell’interpretazione della Scrittura e in modo particolare sui rapporti tra scienza e scrittura. Nell’anno 1614 riesci a determinare il peso dell’aria e nei giorni 12-15 dicembre dello stesso anno presenti a Giovanni Tare (1561-1636) il tuo microscopio.

Subito dopo, cioè nell’anno 1615, incomincia per te il periodo cruciale. Nell’anno 1615 sei denunciato al S. Ufficio e nel dicembre fai il tuo viaggio a Roma nell’intento di difendere la teoria copernicana. Hai molti amici nell’ambiente ecclesiastico ma la tua posizione scientifica quale paladino della teoria eliocentrica ti espone ai sospetti e alle accuse. Hai un cordiale colloquio chiarificatore con il card. Roberto Bellarmino. Qui opportuno sfatare la leggenda dell’ostilità dei gesuiti nei tuoi confronti e si fanno i nomi dei PP. Christopher Scheiner e Orazio Grassi. Non dobbiamo dimenticare che il P. Christpher Clavius espresse un giudizio positivo sui tuoi saggi di matematica e caldeggiò la tua nomina alla cattedra di matematica dell’università di Pisa. Quando nel 1611 facesti visita al Collegio Romano, fondato nel 1551 da S. Ignazio di Loyola, ricevesti una cordiale  accoglienza.  Di questa amicizia e collaborazione rimangono inconfutabili testimonianze nelle tue lezioni di matematica a Pisa e a Padova negli anni  1589-1591 quanto hai fatto ricorso agli appunti dei professori del Collegio Romano specialmente il P. Paolo Valla, i cui appunti più tardi furono utilizzati da P. Ludovico Carbone e da lui pubblicati nel 1597.

Singolare è il tuo confronto successivo con i PP: Scheiner e Grassi che sono presentati i tuoi fieri avversari. Mi piace quello che scrive il P. William AugustinWallace o.p.: “Tutti e tre erano matematici e sperimentatori consumati e tutte e tre usavano ogni risorsa a loro disposizione per determinare la natura e i moti di due fenomeni che ancora oggi non sono compresi fino in fondo: le macchie solari e le comete. Le metodologie a cui si affidarono erano fondamentalmente le stesse e proprio per questo essi poterono avere delle lunghissime dispute sulle interpretazioni dei rispettivi risultati. Il dibattito di Galileo con Grassi, che insegnava allora astronomia al Collegio Romano, era convinto che le comete del 1618 fossero oggetti reali, le cui misure di parallasse indicavano che si trovavano molto al di sopra dell’orbita della luna. Galileo dal canto suo, in certo modo timoroso che la linea sostenuta da Grassi riguardo alle comete potesse dimostrarsi contraria all’ipotesi copernicana, insisteva che non si trattava di oggetti reali, ma di mere illusioni ottiche! Chi, ci potrebbe chiedere, era in possesso dei fatti in quel particolare caso?” (cf Paul Poupard, Galileo Galilei 350 di storia (1633-1983) Studi e Ricerche, Edizioni Piemme. Casale Monferrato (AL), p. 95)

E allora come spiegare la presenza del <<precetto>> del Bellarmino, al quale tu non hai ottemperato procedendo alla stampa nel 1632 del “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo”?

Ritornando indietro nel tempo tu il 12 aprile 1633 spieghi perché hai fatto il tuo viaggio a Roma nell’anno 1616: “L’occasione per la quale fui a Roma l’anno 1616, fu che sentendo moversi dubbio sopra la opinione di Nicolò Copernico circa il moto della terra e stabilità del sole e l’ordine delle sfere celesti,per rendermi in stato sicuro di non tenere se non l’opinioni sante e cattoliche, venni per sentire quello che convenisse tenere intorno a questa materia”. Ricordi che sei venuto a Roma di tua spontanea volontà e che hai avvicinato il cardinali del S. Ufficio cioè Bellarmino, Araceli, S. Eusebio, Bonzi e d’Ascoli. Fai una relazione del tuo incontro con questi porporati: “L’occasione del trattar con i detti Signori cardinali fu perché desideravano esser informati della dottrina del Copernico, essendo il suo libro assai difficile d’intendersi da quelli che non sono della professione di matematica et astronomia; et in particolare volsero intender la disposizione delli orbi celesti conforme all’ipotesi di esso Copernico, et come egli mette il sole al centro delli orbi dei pianeti, intorno al sole mette prossimo l’orbe di Mercurio, intorno a questo quello di Venere, di poi la luna intorno alla terra, e circa questi Marte, Giove e Saturno; e circa il moto, fa il sole immobile nel centro, e la terra convertibile in sé stessa et intorno al sole, cioè in sé stessa del moto diurno e intorno al sole del moto annuo.”  (Continua...)

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