Venerdì 17 Settembre 2021
   
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Scuola Settanni: parlando di Armenia, a cent'anni dal genocidio

La presidente della LUTE di Rutigliano Marisa Damato

Articolo pubblicato su "La Voce del Paese" (edizione Rutigliano, uno dei 10 comuni del network), nelle edicole da sabato scorso.

 

Parlando di Armenia, a cent'anni dal genocidio

Scuola Settanni (Rutigliano): riflessioni e testimonianza nell'incontro organizzato dalla LUTE


Sono passati ben cento anni da una delle stragi umane più cruente della storia mondiale, una di quelle ancora negate, rifiutate, ingiustificate. Un popolo, una razza, una voce, che non hanno mai avuto giustizia perché quella follia omicida che nel 1915 rapì i 'giovani turchi' trasformandoli in sterminatori degli esseri umani, ancora non viene ammessa. Una giustizia e una verità storica che, ancora oggi, gridano all'ammissione e al coraggio di quegli atti volontari, che di coraggioso ebbero ben poco.

Impossibile non soffermarsi a pensare quanto e in che modo un episodio del genere sia stato trafugato della sua stessa veridicità, smembrato nel profondo da un processo di negazione che continua ad andare avanti, soprattutto da parte del popolo turco, e che non riesce a trovare pace. Proprio la pace, per il popolo armeno, costituiva  uno dei valori fondamentali, uno dei cardini di vita, così sereni e socialmente attivi nelle loro posizioni rispettabili e con il loro ruolo all'interno dell'impero ottomano. E allora perché non riuscirono a reagire? Perché questa ingiustificata violenza nei loro confronti? Questi e tanti interrogativi dividono ancora oggi l'opinione pubblica e rendono le posizioni degli storici discordanti tra loro.

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Verità e realtà, dubbi e negazioni, discordie senza fine che la giornata del 24 aprile riunisce sotto un unico motivo: ricordare, avere memoria di ciò che fu, di coloro che furono. Come ogni anno, è in quella data che ricorre l'anniversario del genocidio degli Armeni. Un'occasione particolare, quest'anno, perché si celebra il centenario dello sterminio. Cento anni passati tra il ricordo e il rifiuto, che la Libera Università della Terza Età «Lia Damato» di Rutigliano ha voluto celebrare lo scorso 10 aprile, presso l'Aula Magna del primo circolo didattico "G. Settanni", in compagnia di ospiti d'eccezione: oltre alla prof.ssa Maria Melpignano, dirigente scolastica, e alla presidente della LUTE Marisa Damato, sono intervenuti il Presidente del Centro Studi «Hrand Nazariantz» di Bari, Cosma Cafueri, il Decano della comunità armena di Bari Rupen Timurian, il giornalista e storico Gianni Capotorto.

Il prof. Cosma Cafueri

 

Un momento di incontro, un'occasione per riflettere su quello che fu e per condividere pubblicamente quei fatti che portarono al massacro il popolo armeno, la cui dignità è non stata ancora restituita a se stessa. Valori, come la vita umana, che non si possono negoziare come la verità, né si possono negare come la contingenza, e che fanno pensare alle numerose persecuzioni che ancora oggi, in tutto il mondo, calpestano l'essere umano e ne mortificano lo spirito.

Umiliazioni che il popolo armeno, cent'anni fa, ha sopportato con estrema dignità e con profondo rispetto per un nemico sconsiderato, le cui effigie portavano i segni colpevoli della cattiveria, dell'ingordigia e dell'ignoranza. Una tragedia poco conosciuta, quella del popolo armeno, come lo stesso Timurian ha evidenziato, ma di cui si deve parlare con serenità, senza odio né rancori, perché di quel popolo è rimasto il lamentoso amore per la vita e la terra che furono strappate loro. Espressioni di un'educazione e di un'onestà che riecheggiano ancora oggi, preludio di una distruzione umana che si scagliò, qualche tempo dopo, contro il popolo ebraico e che costituiscono le piccole distruzioni quotidiane della società civile moderna. Educare al ricordo, alla memoria, dagli ambienti scolastici alle famiglie, dagli enti pubblici alle associazioni, perché orrori del genere mai più si ripetano, né si volti la testa a tanta crudeltà umana.

La dirigente scolastica, la prof.ssa Maria Melpignano

Un'occasione, quella offerta dalla LUTE, per continuare a parlare di Armenia e di armeni, e per comprendere il fortissimo legame di questo popolo con la Puglia, fin dalla sua presenza durante l'impero bizantino. Tracce armene sono riconoscibili ancora nei numerosissimi culti religiosi di origine armena, ma anche nei tantissimi cognomi di derivazione armena. Un legame antico e profondo, un filo sottilissimo che unisce gli armeni non solo al territorio pugliese, dove trovarono accoglienza calorosa e solidale, e in particolar modo a Bari, ma in molte delle regioni della Terra, dove si integrarono e si congiunsero, secondo l'inquadramento storico - sociale e politico tracciato dal prof. Cafueri.

Poi la supremazia, il predominio di  un'unità, quella dell'impero ottomano, che si andava sgretolando, e che poteva essere minacciata dalla presenza, fortissima e profondamente radicata, del popolo armeno.  E ancora  la decisione di eliminarli, la negazione, il rifiuto di una tragedia umana, un crimine contro l'intera umanità, attraversati anche letterariamente dalla figura del poeta e scrittore armeno Nazariantz, vissuto a Bari e poi lì morto, la cui testimonianza è stata rievocata in alcune poesie lette durante l'incontro.

Una testimonianza tutta rutiglianese, quella finale, con il contributo di Gianni Capotorto, il quale ha tratteggiato la figura di padre Francesco Divittorio (Rutigliano, 1882 - Kaichli, 1920), martire in Armenia, per il quale è stato avviato il processo di beatificazione e il cui ricordo è stato riportato in luce in occasione del centenario del genocidio degli armeni. Perché di Armenia, di armeni e di non armeni, morti in quella tragica circostanza organizzata e mai compresa, si continui a parlare anche a Rutigliano. 

  In prima fila, presenti all'incontro anche l'assessore Altieri, l'assessore Ancona e il consigliere Giampaolo  L'intervento conclusivo dell'assessore Gianvito Altieri

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