
La nuova rubrica "ad arte" nasce con l'intento di promuovere gli artisti rutiglianesi offrendo loro una vetrina virtuale nella quale mostrare la propria espressione artistica. Ci sembra doveroso inaugurarla con un grande artista rutiglianese recentemente scomparso: lo scultore Carlo Suglia.
Poeta della terracotta e della ceramica, menestrello dell’argilla, narratore popolare, cantore del lavoro, questo e molto altro ancora era lo scultore Carlo Suglia. Colui che con inesauribile vena creativa, duttile tecnica e inventiva si è dedicato per un’intera vita all’artigianato creando centinaia di opere nella suggestiva bottega in via Figuli: luogo fantastico di altri tempi dalle cui travi del soffitto ligneo pendevano centinaia di sculture da lui amorevolmente create.
In un attimo trasformava un amorfo pugno di argilla creando ora una figura contadina, ora una maschera, ora una donna che fila, ora un’icona, ora un San Nicola, ora una formella in rilievo. L’argilla prendeva forma con qualche tocco delle dita, con qualche gesto sicuro e rapido portatore di tanta sapienza tecnica.
Sua fonte di ispirazione era l’accadimento quotidiano e le tipiche realtà lavorative e sociali immortalate con grande capacità descrittiva ed espressiva, compenetrazione e acume psicologico.
Tra le sue celebri realizzazioni si ricordano i crocifissi caratteristici perchè al posto della classica croce vi è un tronco di ulivo dalla forma nodosa e contorta; le maschere di varia ispirazione, dai modelli della tragedia greca a quelle rappresentative delle civiltà africane; acquasantiere, cibori, trittici e icone come quelle interamente dedicate al patrono di Rutigliano: San Nicola.
L’iconografia nicolaiana espressa nelle opere di Suglia è un’iconografia festante che richiama nelle forme e nella composizione il tripudio della solennità, con cornici, fiori, petali, riccioli, colonnette, motivi decorativi vari, fantasiosi, a volte fuori misura del reale in un parossismo di ghiribizzi e girandole che alludono proprio all’arredo della città e della piazza nel giorno dedicato al suo santo.
Suglia raggiunge in questo tipo di figure sacre il vertice della sua espressione artistica: basti pensare ai presepi dale varie dimensioni resi con differenti tecniche - dal caldo biscotto alla ceramica maiolicata- dalle tenui e delicatissime decorazioni chiare , venate di sfumate sul verde. Suglia ha ben sciolto la sua fantasia passando dalla ripetizione di modelli presepiali di stili napoletano, con la riproduzione di elementi architettonici classici secondo la migliore tradizione rinascimentale che portava ad inserire nello sfondo paesaggistico resti architettonici dell’età greca e romana, ad ambientazioni del presepe più strettamente pugliese come le grotte carsiche ricostruite scenograficamente con ricche incrostazioni carboniche o trulli.
Altre grandi espressioni del suo meraviglioso mondo di argilla sono i bassorilievi animati da scene di vita agricole e pastorali: un gruppo di persone conversa mentre l’asino gira bendato muovendo la ruota dentata, un uomo pesta l’uva in un tino, un maniscalco ieratico nella sua figura forgia il metallo, un uomo è colto mentre si reca al lavoro nei campi appoggiandosi ad un bastone e portandosi la scala in spalla.

Molti bassorilievi sono interamente dedicati ai mestieri tradizionali articolati in tante piccole scene proprio come un fumetto del mondo contadino.
Da ricordare ad esempio le figure longilinee colte di profilo, trattate con colorazione bronzata dove il colore scuro viene esaltato dal fondo chiaro a sottili screpolature rossastre. Il primo personaggio è una donna, una raccoglitrice: capelli raccolti a tuppo, con una mano tiene lo scialle e reca, infilato ad un braccio, un paniere. Il secondo personaggio è una cardatrice. Segue un potatore con la scala e l’accetta in vita, lo zappatore: zappa sulla spalla, secondo un tipico gesto, bisaccia sull’altra, una grande fierezza apertamente dichiarata in tutto il suo cedere di figura-simbolo.
Altri bassorilievi sono dedicati ai lavori femminili tradizionali: lavorazione della lana e del cacio, una figura carda la lana, una fila col fuso, una tesse al telaio, una fa la calza, una donna pesta in un mortaio e una attende la cottura del cacio.
Panoramica di figure, di rappresentazioni e di documenti che nobilitano la tradizione, affreschi che parlano del lavoro umano, un nobile sentito omaggio alla civiltà popolare del nostro mondo pugliese e in particolar modo rutiglianese.

Ringrazio la famiglia Suglia per il materiale fornitomi.
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- Scout Rutigliano 2 sulle ...
Confermo, vanno bene le rievocazioni di personaggi stor... - BRACCONAGGIO A RUTIGLIANO
MITICHE LE GUARDIE ECOZOOFILE!!!!! SOLO NELL'ABBIGLIAME... - Scout Rutigliano 2 sulle ...
Sono stato un vostro "avo" di quella squadriglia. Ottim... - Sono arrivati gli album d...
Non capisco dov'è il problema. Queste figurine tolgono ... - Grande Orchestra di Fiati...
uff...ce sit psand... - Scout Rutigliano 2 sulle ...
Bella idea!!! - Scout Rutigliano 2 sulle ...
altro che figurine, l'amministrazione si impegni a prom... - Sono arrivati gli album d...
Assessore, pensi alle cose serie, piuttosto che perdere... - Sondaggio popolare sul re...
Io lo riutilizzerei come autosilo: niente più macchine ... - Grande Orchestra di Fiati...
ei..ma è vera la storia della villa sequestrata in via ...
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