Venerdì 17 Settembre 2021
   
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Caso “Charamsa” e omosessualità

Rutigliano-Caso Charamsa e omosessualità-Il vescovo Charamsa e il suo fidanzato

 

Articolo pubblicato su “La Voce del Paese” in edicola la settimana scorsa

La nota di don Pasquale Pirulli sulle dichiarazioni di Monsignor Charamsa

Egregio Sig. Krzysztof Olaf Charamsa

Non deve meravigliarsi o offendersi se nell’intestazione di questa nota in forma epistolare ho privato il suo nome del titolo ecclesiastico di monsignore che le spetta quale ufficiale della Congregazione per la dottrina della Fede e di quello accademico di professore nella Pontificia Università Gregoriana e di segretario aggiunto della Commissione Teologica Internazionale. Mi pare che dopo il coming out dell’intervista pubblicata sulle pagine del quotidiano “Il Corriere della sera” e di cui si sono impadroniti i mass media che ti hanno prontamente incontrato alla ricerca dello scoop alla vigilia del Sinodo dei vescovi sulla famiglia, sia opportuna una pacata riflessione per il bene di tutta la Chiesa alla quale hai rivolto il perentorio invito: “Dico alla Chiesa chi sono. Lo faccio per me, per la mia comunità, per la Chiesa”. Con la denuncia pubblica della tua scelta di vivere una relazione con un compagno ha confessato di voler “scuotere la coscienza di questa mia Chiesa”. Stralcio alcuni passi della tua denunzia da vero paladino della comunità dei gay. Con una vena di dolorosa ironia non posso fare a meno di richiamare alla memoria la battaglia del cavaliere Don Chisciotte de la Mancia contro i mulini a vento riguardandoti proprio come un doloroso combattente di una battaglia contro  velleitari mulini a vento e un anacronistico paladino di fantasmi che pretendono di avere visibilità sul palcoscenico dell’attualità. Papa Francesco, cui tu professi stima e simpatia non sappiamo con quali motivazioni, indicendo l’anno santo della misericordia ci invita non solo a celebrare nel sacramento del perdono la misericordia di Dio Padre ma anche ad essere noi testimoni di una misericordia verso tutti perché chiamati ad essere misericordiosi come il Padre della misericordia.

Con questo spirito pacato vorrei rileggere e riflettere su alcuni stralci delle tue dichiarazioni:

“Chiedo perdono per tutti gli anni in cui ho sofferto in silenzio davanti alla paranoia dell’omofobia, all’odio e al rifiuto degli omosessuali che ho vissuto in seno alla Congregazione per la dottrina della Fede, che è il cuore dell’omofobia della Chiesa. Non possiamo più odiare le minoranze sessuali, perché così odiamo una pa<rte dell’umanità. La Chiesa mi vedrà come uno che non ha saputo compiere il proprio dovere, uno che si è perso e per di più non con una donna ma con un uomo. Ma io non faccio questo per vivere col mio compagno, lo faccio per me, per la mia comunità, per la Chiesa. E’ una decisione molto più profonda, che nasce dalle mie riflessioni su ciò che guida la Chiesa. Un pensiero ai tantissimi sacerdoti omosessuali che non hanno la forza di uscire dall’armadio.  Ma vorrei che fossero felici perché sono ottimi sacerdoti. Liberi dall’omofobia  interiore, sono ottimi ministri di Dio per gli uomini di questo mondo. Penso a mia madre, mio fratello, mia sorella, che amo semplicemente con il cuore di un gay che gli vorrebbe avvicinare il cielo. Vorrei che mi accettassero, Vorrei che non soffrissero per l’omofobia del nostro ambiente polacco. Vorrei che non dovessero pagare l’orribile prezzo che per una mentalità collettiva probabilmente dovranno affrontare!”. 

      Adesso mi permetto alcune riflessioni sulla tua dolorosa e clamorosa vicenda.

Prima di tutto meraviglia che l’equilibrato quotidiano nazionale “Il corriere della sera” abbia fatto scoppiare il “petardo” (qualcuno lo ha chiamato “bomba ad orologeria”!) a poche ore dell’inizio della celebrazione del Sinodo sulla famiglia. Azione di disturbo oppure esigenza di mercato? Lo scandalo vende di più di una buona notizia!

Possibile che i responsabili della Congregazione per la dottrina della Fede e della Pontificia Università Gregoriana, ambienti che frequentavi con assiduità, sono solo attenti ai freddi compiti burocratici della quotidianità e mai si sono accorti della sofferenza di una persona che aveva bisogno di essere ascoltata, aiutata e presa sul serio nelle sue difficoltà?

Da sacerdote e da professore hai avvicinato tanti giovani che sono candidati al sacerdozio e hai avvertito la loro sincerità e il loro entusiasmo quando si preparavano ad assumere gli obblighi del celibato prima di accedere agli ordini del diaconato e del presbiterato. Mi pare che sei in grado di distinguere tra omosessualità e impegno di viver nel celibato.  Hai creato volutamente l’evento mediatico (intervista, conferenza stampa col tuo compagno, annuncio della pubblicazione di un libro) e mi chiedo fino a che punto ti sei creduto protagonista senza alcun sospetto di una grossolana manipolazione di cui sei stato vittima inconsapevole.

Non discuto la tua vita privata ma vorrei ricordare a te e ai tuoi paladini che il Sinodo sarà ascolto delle problematiche della famiglia nel mondo attuale, distratto e a volte superficiale dinanzi al vangelo dell’amore, del matrimonio e della vita,  e non potrà ragionevolmente mettere al centro dei suoi lavori la tua conclamata omosessualità sparata con lo slogan “L’amore omosessuale è un amore familiare che ha bisogno di una famiglia”. Credo che nella tua vita di sacerdote e di docente hai parlato di amore e di famiglia ma ho il ragionevole dubbio che lo abbia fatto con fredda scienza e il nascosto tormento dell’incoerenza. In fin dei conti siamo tutti peccatori!   

Vorrei cordialmente invitarti a confidare nella misericordia del buon Pastore che va sempre in cerca della pecorella smarrita ed è pronto a recarsela sulle spalle e ritornare all’ovile dove si prepara la festa per celebrare la misericordia.

Sac. PASQUALE PIRULLI

Commenti  

 
#2 DE GREGORIO GIOVANNI 2015-10-19 10:40
Egregio Don Pasquale,le sue argomentazioni sul caso in questione,sono tutte da rispettare,ma avrei gradito e preferito leggere una sua nota anche sul sacerdote della diocesi di Trento che ha giustificato la pedofilia all'interno della chiesa.Secondo Lei,e' da condannare un prete che fa coming out o un prete che giustifica la pedofilia?Perche',sinceramente per il mio modesto punto di vista,vorrei capire da Lei cosa e' il male,un prete gay o un prete pedofilo?Grazie e buon lavoro.
 
 
#1 rubi 2015-10-12 21:05
come al solito don pasquale dice molto ma fa capire poco.l'argomento e' serio e la facile ironia non giova a nessuno.certo non c'e' bisogno di aspettare a 43 anni per prendere quella decisione; nessono lo ha obbligato a diventare prete,ne' a rimanere tale.Le regole del clero cattolico sul celibato dei preti sono chiare ma vincolanti.
 

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