Domenica 19 Settembre 2021
   
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ODIO ANCORA IL JAZZ?

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America degli anni ’40, l’Europa e la guerra sembrano lontane, interno di un locale jazz, tavoli sparsi, luci soffuse e orchestrina pronta a suonare ancora per una sera davanti al pubblico dell’IDIOT SINGER, locale dove di volta in volta si esibiscono i più importanti jazzisti di quegli anni.

Un cameriere mentre distrattamente serve i clienti e pensa al jazz solo come a un “flusso delirante di note”, si ritrova a raccontare e forse raccontarsi le storie di quei straordinari musicisti uniti dalle vite tormentate, dalla dipendenza dall'alcool e dalla droga.

Questa è l’atmosfera in cui si è ritrovato chi sabato 3 Ottobre è entrato all’IDIOT SINGER, “aperto” per la prima volta al Monastero Madonna del Palazzo a Rutigliano. Qui ad aspettare i clienti-pubblico c’erano l’attore Tonio Lombardo, il trombettista Doni Antonelli, il pianista Sandro Binetti e il contrabbassista  Marco Boccia.

Tonio Lombardo, durante un incontro, mi spiega che l’idea di rievocare l’atmosfera di un locale jazz degli anni ’40 è nata dalla lettura del libro “Odio il jazz e altre strane musiche” (Editore Zona, 2006) dello scrittore-giornalista bolognese Franco Foschi.

Il protagonista del racconto di Foschi ha origini italiane, vive nell’America degli anni ’40 e per guadagnarsi da vivere lavora come cameriere in un locale jazz, nonostante “odii” questo genere musicale, che invece in quegli anni stava cambiando il modo di fare musica.

Il personaggio messo in scena da Tonio Lombardo, muove da queste fila, ma aggiunge al suo monologo il racconto delle vite dei più grandi jazzisti di quegli anni. Così si ricordano il trombettista bianco Chet Baker, il sassofonista fondatore del bebop ( stile del jazz, che si sviluppa a New York . Onomatopea che imita due note usate come “segnale” per delimitare le varie sezioni del brano) Charlie Parker, Miles Davis, che rispose al bebop con il cool jazz (letteralmente jazz freddo, fresco), sino ad arrivare a Duke Ellington, che regala allo spettacolo In a sentimental mood (1936), brano che fa da filo conduttore a tutta la messa in scena.

Lo spettacolo passa dagli anni ’40 del jazz americano, agli anni ’70 e’80, in cui in Europa si afferma una generazione di artisti che da vita nuova al jazz, proseguendo alcune tendenze anche in assenza di uno stile predominante. Il salto temporale mette in luce l’unicità dei jazzisti, collocati nel momento giusto, ma troppo avanti dal punto di vista musicale, tanto da essere “odiati” e non capiti.

Obiettivo principale dello spettacolo è quello di portare lo spettatore a farsi coinvolgere dalle note apparentemente stonate del jazz, ad amare questo genere musicale, purtroppo ancora poco conosciuto.

L’attore Lombardo durante il nostro incontro mi spiega che la scelta della location rutiglianese non è casuale, prima di tutto c’era la volontà di portare il pubblico lontano dal caos del centro abitato; inoltre la cornice di Madonna del Palazzo, offriva degli spazi scenici intimi, formati dall’architettura dell’edificio, che dava anche la possibilità di creare un interessante connubio tra la cultura ed il bene architettonico, sempre più da valorizzare.

Al termine della nostra chiacchierata Tonio Lombardo mi confessa che in cantiere c’è l’idea di continuare lo studio e la ricerca sulle “altre strane musiche”, trovando un modo nuovo per metterle in scena.

Attendendo la realizzazione dei progetti futuri tutti coloro che “odiano” il jazz potranno assistere alle repliche dello spettacolo previste tra Ottobre e Novembre a Conversano ed in altri centri della Provincia di Bari…per poi chiedersi “ma io odio ancora il jazz?”.

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