Venerdì 03 Dicembre 2021
   
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LETTERA ALL’ON. ANTONIO GRAMSCI – Casa Penale di Turi (Ba) (seconda parte)

Rutigliano-Gramsci

Articolo pubblicato su “La Voce del Paese” in edicola la settimana scorsa

Epistolario delle origini

Forse è opportuno ripercorrere in breve la tua vicenda umana in cui la passione politica si unisce ad una testimonianza di alto impegno culturale, racchiusa nelle pagine dei “Quaderni del carcere” e delle “Lettere dal carcere”.

Nel silenzio della cella rivedevi il tuo paese sardo Ales in provincia di Cagliari dove sei nato il 22 gennaio 1891 da Francesco, impiegato dell’ufficio del registro e da Giuseppina Macias, e la tua numerosa famiglia formata da ben sette figli: Gennaro, Grazietta, Emma, Antonio, Mario, Teresina e Carlo.  Frequenti l’asilo delle suore a Nuoro (1894-’95) e poi le scuole elementari a Ghilarza. Il tuo papà nel 1897 è accusato di irregolarità amministrativa e finisce in carcere. Nel 1905 incominci a frequentare il liceo-ginnasio di Santu Lussurgiu e nell’anno 1908 vi consegui la licenza ginnasiale. Raggiungi la città di Cagliari per frequentare il liceo Dettori e ottieni la licenza liceale. Nell’anno 1911 vinci una borsa di studio e così puoi raggiungere Torino dove inizi a seguire i corsi presso la facoltà di lettere. Nel frattempo ti interessi di politica e avvicini i testi di Benedetto Croce e di Gaetano Salvemini. Il clima di Torino non ti favorisce e avverti le prime difficoltà di carattere fisico accompagnate da una situazione economica precaria. In questi anni dai il tuo nome alla sezione socialista di Torino e pur afflitto da crisi nervose collabori al giornale Il Grido del popolo e nell’anno 1915 al giornale l’Avanti per il quale scrivi la rubrica “Sotto la mole” e note sul teatro e sul costume. La tua attività giornalistica è quanto mai frenetica: dirigi il giornale ILGRIDO DEL POPOLO e poi nell’anno 1918 entri a far parte della redazione dell’AVANTI. L’anno 1919 vede la fondazione di ORDINE NUOVO, prima come settimanale e poi come quotidiano. Tra i collaboratori ci sono Tasca, Umberto Terracini e Palmiro Togliatti. Durante questo periodo stringi un cordiale rapporto di amicizia con la sig.na Pia Carena, che poi diventerà la moglie del tuo amico Alfonso Leonetti.

In questo tempo tracci le prime linee del tuo pensiero sulla questione meridionale, che sono così riassunte da Giuseppe Galasso: “La borghesia settentrionale, scrive Gramsci già nel gennaio 1920, ha soggiogato l’Italia meridionale e le isole e le ha ridotte a colonia di sfruttamento”. Nel Mezzogiorno, aggiungerà, nel marzo di quattro anni dopo, la diminuita emigrazione pone  con maggiore violenza i problemi di classe che tendono a diventare problemi “territoriali”, perché il capitalismo si presenta come uno straniero alla regione e come straniero si presenta il governo che del capitalismo amministra gli interessi”. Gramsci aggiunge però che l’essere “il Mezzogiorno diventato la riserva dell’opposizione costituzionale” prova “la sua volontà di non lasciarsi  impunemente assorbire in un sistema unitario esasperato, che significherebbe  solo accrescimento delle antiche oppressioni e dei vecchi sfruttamenti, trincerandosi dietro una serie di posizioni parlamentaristiche, di democrazia formale”. La contraddizione apparente tra i due giudizi si sana, se si pensa a ciò che viene affermato nelle tesi della conferenza agricola meridionale del partito comunista  d’Italia del settembre 1926, e cioè che “il fascismo ha ristabilita e rafforzata l’alleanza tra l’industria e i grandi proprietari agricoli, la quale era stata compromessa nel Sud dal ’22 al 24”. Ciò significa che il principale filo conduttore delle riflessioni meridionalistiche di Gramsci è già presente (il Mezzogiorno come colonia interna, la conquista regia, l’alleanza fra capitalismo settentrionale e grande proprietà fondiaria meridionale, il blocco agrario nel Sud) alla vigilia delle sue riflessioni nel carcere.” (cf GIUSEPPE GALASSO, Passato e presente del meridionalismo, Guida Editori, Napoli 1978, vol. I, pp. 117-118) 

Non ti sottrai alla polemica dopo lo sciopero degli operai dell’industria a Torino e ti confronti duramente con la posizione socialista e, con l’approvazione di Lenin, pensi alla fondazione in Italia del partito comunista. Nel secondo congresso del partito comunista tenuto a Roma nel marzo 1922 ti schieri con le posizioni di Bordiga e ti allontani dalla politica del “fronte unico” con il partito socialista italiano. A maggio dello stesso anno quale delegato del partito, raggiungi Mosca e partecipi ai lavori dell’esecutivo allargato. Le tue condizioni fisiche sono precarie e Grigorij Zinovjev, presidente dell’Internazionale, agevola il tuo ricovero in Sanatorio. Così racconti questo periodo di degenza forzata: “Alcune molto gentili persone che venivano ad assistermi e a farmi compagnia mi dissero più tardi che avevano avuto paura, sapendomi sardo, che io talvolta volessi accoltellare qualcuno”. Ti avvicina un’altra ammalata Eugenia Schucht la quale facilità il tuo incontro con la sorella Giulia Schucht, avvenuto nella metà del luglio 1922 e che dopo diventerà tua moglie. Più tardi ricorderai con nostalgia i primi vostri incontri: “Riandavo col pensiero a tutti i ricordi della nostra vita comune; dal primo giorno che ti ho vista a Sieririedriani Bor e che non osavo entrare nella tua stanza perché mi avevi intimidito (davvero, mi avevi intimidito ed oggi sorrido ricordando questa impressione) al giorno che sei partita a piedi e io ti ho accompagnato fino alla grande strada attraverso la foresta e sono rimasto tanto tempo fermo a vederti allontanare tutta sola, col tuo carico da viandante, per la grande strada, verso il mondo grande e terribile”.

E nella lettera del 16 aprile 1924 darai una tua valutazione su una vita coniugale molto difficile a causa delle tue condizioni fisiche e dei tuoi impegni politici: “Siamo stati troppo poco insieme, e quel poco ancora l’abbiamo rubato al caso: la nostra felicità era un contrabbando giorno per giorno, goduto in una misteriosa capanna nella foresta. Ciò ha lasciato troppo rimpianto in tutto il nostro essere, troppe vibrazioni che continuavano e continuano ad agitarci insoddisfatte. Ecco la causa del nostro passeggero malessere. In fondo non abbiamo avuto il tempo di sentirci marito e moglie: siamo stati solo degli amanti in luna di miele. Io non posso pensare senza una profonda commozione a questo periodo che ci ha dato la felicità e ci ha unito moralmente e intellettualmente. Ricordi le tue esitazioni? Avevi ragione e io lo sentivo: ma più avevo ragione io. Se io fossi partito  senza che le nostre vite si fossero fuse, senza che la felicità di essere l’uno dell’altro avesse  fatto più fortemente vibrare tutto il nostro essere, avremmo noi superato questa crisi, che è stata poi così piccola cosa? Non lo so. Tanto sono cambiato che non so neppure immaginare ciò che sarebbe altrimenti successo, ma nulla di bene, io credo. Il nostro sarebbe stato, e più ci sarebbe sembrato con la lontananza, un piccolo romanzo,un biancomangiare alla Matilde Serao. Così mi pare, almeno, per quanto possa riuscire a ricostruire in ipotesi assurda. Oggi invece penso così: - e se anche, per una dannata ipotesi, dovessi rimanere ancora per molto tempo lontano Julca, cosa succederebbe? Certo mi struggerei parecchio: il pensiero di altre vite che si svolgono lontano da me sarebbe un assillo continuo, ma non perciò dispererei o sarei meno forte. Attenderei e verrebbe pure il giorno in cui ci si ritroverebbe insieme, e si tornerebbe bambini e ci si mostrerebbe la lingua e il tempo passato sembrerebbe cancellato d’un tratto dal ricordo. Ciò penso oggi, anche perché sono sicuro di rivederci tra breve, di nuovamente tenerti tra le mie braccia, per baciarti gli occhi, per baciare i tuoi polsi, il tuo collo, per baciarti tutta, appassionatamente, come un bambino goloso. Perché ti voglio immensamente bene, e capisco come possano assumere un significato reale anche le espressioni che sembrano divenute banali” (cf Le nuove lettere di Antonio Gramsci, Roma 1986, p. 31)

Nell’agosto 1925 viene al mondo il tuo figlio primogenito Delio ed io avrò l’occasione di conoscerlo quando egli è venuto per la prima volta in Italia e ha voluto visitare il tuo carcere di Turi e si è commosso dinanzi alla pagina del tuo foglio matricolare.

Nell’anno 1925 sei eletto deputato e quindi torni in Italia. A Roma hai la possibilità di incontrare Tatiana tua cognata, di quasi quarant’anni che ormai è lontana dalla famiglia. Tu ne scriverai a tua moglie Julca il giorno dopo in questi termini: “Ho conosciuto tua sorella Tatiana. Ieri siamo stati dalle quattro del pomeriggio fino quasi a mezzanotte: abbiamo parlato di tante cose, di politica, della sua vita qui a Roma, delle sue possibilità di lavoro. Siamo stati anche a mangiare insieme e non mi meraviglia che sia tanto debole: mangia pochissimo, sebbene non abbia alcuna malattia organica e anzi possa dirsi e apparire sanissima. Credo che si sia già diventati molto amici tra noi… Mi ha promesso di raccontarmi tutte le sue peripezie, in modo che io possa ripeterle tutte a voce. Sono stato molto contento di conoscerla. Perché rassomiglia molto specialmente a te, perché politicamente è molto più vicina a noi di quanto mi avessero fatto credere...”.

Dopo un anno e mezzo di separazione ti raggiunge a Roma tua moglie Julca e hai la gioia di abbracciare il tuo bambino Delio “un bambino proprio vivo e reale e non lieve impressione  su un cartoncino fotografico”. Provi a ricostruire la tua vita familiare per due mesi ma poi dinanzi ai rischi derivanti dal tuo impegno politico giudichi più sicuro scegliere per te l’abitazione in via Morgagni e sistemare Giulia e Delio in un appartamento ammobiliato in via Trapani. Hai modo di seguire con intelligente premura i primi passi di Delio nel quale con delicato affetto paterno scopri grandi qualità artistiche: “ Egli suonava il pianoforte, cioè aveva compreso la diversa gradazione vocale delle tonalità sulla tastiera, dalla voce degli animali: il pulcino a destra,e l’orso a sinistra,con gli intermedi di svariati altri animali…. Il suo amore per gli animali veniva sfruttato in due modi: per la musica, in quanto si ingegnava a riprodurre nel pianoforte la gamma musicale secondo la voce degli animali, dall’orso baritonale all’acuto del pulcino, e per il disegno…. Prima bisognava mettere l’orologio a muro sul tavolo e fargli fare tutti i movimenti possibili; poi bisognava scrivere una lettera alla nonna materna con la figura degli animali che lo avevano colpito nella giornata; poi si andava al piano e si faceva la sua musica animalesca, poi si giocava in vario modo”. Non mi meraviglia se dopo il tuo Delio sia diventato un direttore di orchestra, così come l’ho conosciuto quando è venuto a Turi.

La prevista nascita di un altro figlio consiglia Giulia ad allontanarsi da Roma e a fermarsi per qualche tempo a Trafoi, ma poi il 7 agosto 1936 varca la frontiera per tornare a Mosca. A Trafoi rimangono tuo figlio Delio e le tue cognate Eugenia e Tatiana. Tu li raggiungi e ti arriva la notizia che il 30 agosto 1926 Giulia ha dato alla luce il tuo secondogenito Giuliano. Non puoi fare a meno di scrivere i progressi di Delio alla tua Giulia: “Ho avuto l’impressione che Delka stesse molto meglio che a Roma: mi pare che si sia rassodato e irrobustito. Si è anche sviluppato intellettualmente: ha preso contatto col mondo esterno, ha conosciuto una infinità di cose nuove: Penso che il suo soggiorno a Trafoi, in una grandiosa cornice di montagne e di ghiacciai lascerà nella sua memoria  tracce molto profonde. Abbiamo giocato. Gli ho costruito qualche giocarello: abbiamo acceso dei fuochi in campagna; non c’erano lucertole e non ho perciò potuto insegnargli a catturarle. Mi pare che ora incominci per lui una fase molto importante, quella che lascia ricordi più tenaci,perché durante il suo sviluppo si conquista il mondo grande e terribile… Volevo insegnargli anche a cantare Lascia sa figu, puzone (Lascia il fico, uccello), ma specialmente le zie si sono opposte energicamente”.

Delio parte per la Russia a settembre 1926 e tu non lo rivedrai più come non conoscerai mai il tuo figlio Giuliano perché alle ore 22,30 del 8 novembre 1926, dopo che nella giornata avevi partecipato alla seduta di Montecitorio, sei arrestato. Del tuo arresto dai subito notizia alla tua Giulia:”Mi scrivevi che noi due siamo ancora abbastanza giovani per poter sperare di vedere insieme crescere i nostri bambini. Occorre che tu ora ricordi fortemente questo, che tu ci pensi fortemente ogni volta che pensi a me e mi associ ai bambini. Io sono sicuro che tu sarai forte e coraggiosa,come sempre sei stata.  Dovrai esserlo ancora di più che nel passato, perché i bambini crescano bene e siano in tutto degni di te”. Con delicatezza rivolgi parole di incoraggiamento alla tua mamma lontana: “Ho pensato molto a te in questi giorni. Ho pensato ai nuovi dolori che stavo per darti alla tua età e dopo tutte le sofferenze che hai passato. Occorre che tu sia forte, nonostante tutto, come sono forte io, e che mi perdoni con tutta la tenerezza del tuo immenso amore e della tua bontà. Saperti forte e paziente nella sofferenza sarà motivo di forza anche per me. Cercherò di superarte anche fisicamente le difficoltà che possono attendermi e rimanere in equilibrio … Carissimi tutti, in questo momento specialmente mi piange il cuore nel pensare che non sempre sono stato con voi affettuoso e buono come avrei dovuto essere e come meritavate. Vogliatemi sempre bene lo stesso e ricordatevi di me”. (Continua...)

                                                                               Sac. PASQUALE PIRULLI                                     

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