Venerdì 17 Settembre 2021
   
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Giuseppe Dilorenzo, un figulo innamorato

Da sinistra, Giuseppe Dilorenzo, l'assessore Altieri e il maestro Pippo Moresca


Nel 2015 il giovane architetto rutiglianese “aveva il miglior fischietto”. Ecco come stanno le cose oggi…

Torna ai nostri microfoni un giovane, brillante figulo di Rutigliano, arch. Giuseppe Dilorenzo, 31 anni il prossimo 8 febbraio, e tanta voglia contribuire alla crescita di Rutigliano.

Cosa cambieresti di questa città? Se fosse una terracotta da modellare, cosa ne faresti?
“Rutigliano è un paese che ha intrinsecamente un elevato potenziale artistico e culturale, non ha nulla da invidiare ad altri borghi, però nonostante le sue molteplici tipicità, si pensi alla tradizione figula, all’uva da tavola e non ultima l’archeologia, non riesce ad intercettare la domanda turistica. Non riusciamo a lavorare su noi stessi, a dare valore a quelle risorse “latenti” che attendono semplicemente di essere ri-attivate, cosa che altri comuni virtuosi riescono a fare!”.

Quali sono i servizi o opere che mancano a Rutigliano e che bisognerebbe realizzare?
“Credo che oggi ci sia il bisogno di ricevere input da tutti i livelli della società ed il coinvolgimento della comunità è la chiave per identificare le priorità e dare vita a soluzioni pratiche. D’altra parte si deve però lavorare su tematiche che sono imprescindibili da ogni tipo di coinvolgimento, che sono buona norma affinché le città siano più vivibili e contemporaneamente più sostenibili. Questo è allora il tempo propizio per riproporsi l’obiettivo ambizioso di sconfiggere il dominio culturale dell’auto privata sul bisogno di mobilità sostenibile. Dobbiamo lavorare sulla mobilità lenta, rendere feriale la bicicletta e riscoprirne l’uso come mezzo ordinario di trasporto. Collegamenti che vadano dal centro alla periferia, alle scuole, fino a collegare le zone rurali e riscoprirne le loro bellezze. Inoltre bisognerebbe ripensare gli spazi pubblici adeguandoli alle esigenze odierne, per esempio la possibilità di fare attività fisica all’aperto o di lasciare libero di correre il proprio cane in un luogo sicuro! Infine bisognerebbe cercare in tutti i modi di creare lavoro e attrattività per i giovani, luoghi di intrattenimento, centri culturali, associazioni d’arte e laboratori artigianali, è questo che gli amministratori dovrebbero avere ben a mente, siamo il futuro!”.

Parliamo del fischietto. Cosa cambieresti della festa e di tutti gli eventi collegati? E cosa introdurresti?
“La festa del fischietto si conserva nel tempo con il suo folclore e la sua semplicità e ne è vanto dell’intera comunità. Credo che come ogni tradizione però vada innovata per mantenere viva la fiamma e non rovistare nella cenere. Affinché si possa comprendere meglio l’origine di questi manufatti a mio parere bisognerebbe mostrare ai visitatori con delle performance dal vivo, e ricostruzioni tridimensionali, la genesi dei manufatti e magari organizzare anche dei tour guidati nelle botteghe dove ancora si lavora alla maniera tradizionale che si potrebbero conclude con un momento culinario in ristoranti locali con cibi cotti rigorosamente all’interno dei nostri tegami in terracotta”.

L'assessore Altieri sta portando a termine un censimento di figuli DECO e hobbisti. Vedi questo censimento un progresso? O le due categorie dovrebbero essere separate?
“Certo che è un progresso! Per lo meno si sta facendo il punto della situazione, in questa maniera si capirà quanti figuli esistono sul territorio e quindi quanti di loro lo fanno come mestiere e quanti come hobby. Penso che le due categorie debbano essere separate dal punto di vista del “fatturato”. Un hobbista dovrebbe produrre un numero limitato di pezzi e rigorosamente fatti a mano, mentre chi lo fa come mestiere penso produca un quantitativo di manufatti ben superiore, ma dal punto di vista artistico sono la stessa cosa”.

Sei d'accordo o no con i più esperti figuli come Moccia, secondo i quali l'elemento della tradizione si sta perdendo sempre più nelle edizioni della festa del Fischietto? Se è così, come recuperarlo?
“Effettivamente da un po’ di anni, sulle bancarelle si può trovare di tutto, a partire dai presepi in resina, oggettini prodotti industrialmente a cui viene appiccicato un fischietto e ceramiche provenienti dal nord Africa. Per far fronte a questo tipo di situazione l’unica maniera sarebbe effettuare una serie di controlli, che valutino l’idoneità dei pezzi da esporre”.

Chi è Giuseppe Dilorenzo oggi e quali sono i suoi sogni e le aspirazioni?
“Oggi sono un architetto che vive un rapporto morboso con il suo lavoro, tanto che quest’anno non sono riuscito nemmeno a partecipare al concorso. Purtroppo è così quando ami una cosa e soprattutto la fai con passione, si dedicano ore ed ore al proprio lavoro, trascurando anche le persone più care! Sono laureato da circa tre anni e in questi anni mi sono messo alla prova delle piccole architetture di interni, ho partecipato a vari concorsi nazionali ed internazionali, conquistando in alcuni casi anche il podio! Le aspirazioni future sono quelle di poter lavorare sulla città, che credo sia una delle maggiori ambizioni per un architetto!”.

Cosa faresti di tanto folle per l'arte e per l'amore?
“Per l’arte non amerei più! Per l’amore non farei più arte! È come un gatto che si morde la coda, non so se si potrebbe fare a meno di una delle due cose! L’arte è fondamentale e trova spunto anche nell’amore!”.

Molti lettori ci chiedono: è un figulo libero o fidanzato?
“Ahahah!!! Dici sul serio? In ogni modo sì, sono fidanzato, ed anche da molti anni; lei è stata anche la mia modella per molte delle mie sculture”.

Se potessi creare ora un fischietto, a chi lo dedicheresti? E chi o cosa rappresenterebbe?
“Adesso non saprei, ma ti dico cosa avrei voluto realizzare quest’anno come omaggio ad una donna ormai scomparsa e che ha fatto parte della mia infanzia. Fin da piccolo mi attraeva quella piccola realtà del mondo circense, quel tendone rosso mi poteva portare fuori dalla realtà, in luoghi fantastici, popolati da personaggi straordinari e fuori dall'ordinario. Quando questo inverno è morta Moira Orfei, la regina del circo, l’ho sentito quasi come un dovere rendergli omaggio!”.

Un fischietto che sogneresti di realizzare... Descrivilo...
“Più che un fischietto, mi piacerebbe realizzare una piazza del fischietto cioè un luogo significativo con tanti manufatti di diversi artisti, senza differenze tra hobbisti e non, che celebri questa lunga ed antica tradizione”.

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