Domenica 19 Settembre 2021
   
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Lettera a Pier Paolo Pasolini (sesta ed ultima parte)

PASOLINI


Poeta e Regista Corsaro - Casarsa

Vorrei concludere questa lettera con la riflessione di Carlo Maria Ossola sul tuo “profetismo”, perché “si sbilancia oltre la rasserenata compiutezza delle ideologie: supera ogni finalismo della storia prevedendo la fine della storia, e intanto della propria. Nessun altro poeta come Pasolini ha messo in scena, costantemente provandola e riprovandola in parole come sarà nei fatti, la propria morte: ”Stesura in ‘cursus’ di linguaggio ‘gergale’ correte, dell’antefatto: Fiumicino, il vecchio castello e una prima idea vera della more: (…) sono come un gatto bruciato vivo, / pestato dal copertone di un autotreno” (Una disperata vitalità). Hai lottato contro la borghesia e hai voluto ammainare la sua bandiera, cioè il pensiero laico-liberale che ti sembrava la continuazione del Potere e non la pienezza della verità:

“Quelli di voi che possiedono un cuore
Votato alla maledetta lucidità,
vadano nei laboratori, nelle scuole,
a ricordare che nulla in questi anni ha
mutato la qualità del conoscere, eterno pretesto,
forma utile e dolce del Potere, Non mai Verità…
Vadano , tanto per cominciare, dai Crespi, dagli Agnelli,
dai Valletta, dai potenti delle Società
che hanno portato l’Europa sulle rive del po:
è giunta per ognuno di loro l’ora che non ha
proporzione con quanto ebbe e quanto odiò”. (Vittoria)

Così ti ritrovi specialmente con il tuo “Vangelo secondo Matteo” a promuovere un sogno di riscatto sociale insieme ad altri “profeti scomodi”: “Erano gli anni di Barbiana e tra poco di Lettera a una professoressa, l’utopia di un’eguaglianza fatta non per accumulo (produzione e consumo: la vagheggiata affluent society), ma per condivisone dell’essenziale:l’Italia di Pasolini e don Milani, Danilo Dolci e padre Turoldo, e anche – sia non indebito il paragone – dei papi veneti del Concilio (S. Giovanni XXIII), papi degli umili. Quella via, via di parola e di pane, di poveri e giustizia; fu l’orizzonte scomodo di Pier Paolo Pasolini”. (cfr. Carlo Maria Ossola, Pier Paolo Pasolini, in www.treccani.it/enciclopedia)

Caro Pier Paolo Pasolini, metto fine a questa lunga lettera che voleva essere un incontro con te nella triste ricorrenza del quarantesimo anniversario della tua tragica morte ma anche un invito a non dimenticare la tua lezione culturale di grande valore sociale perché hai preferito sempre la verità alle combines dei potenti.

Sac. PASQUALE PIRULLI

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