Venerdì 03 Dicembre 2021
   
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“Break & Read” al Liceo Scientifico ‘Alpi’

Prof. Voza durante l'incontro

 

A Rutigliano, il prof. Pasquale Voza racconta Pier Paolo Pasolini

Continua la serie di appuntamenti imperdibili targati “Pomeriggi al Liceo, oltre il tempo..oggi con il quale”, un’occasione - a detta dello stesso dirigente del Liceo Scientifico “I.Alpi” Angela Borrelli - aperta a tutti per riavvicinarsi, con l’ausilio di personalità importanti nel mondo della cultura e della ricerca, ad un’immagine condivisa della conoscenza. Giovedì 4 Febbraio, è stata la volta di un incontro incentrato sulla figura di Pier Paolo Pasolini, i cui tratti salienti sono stati ampiamente relazionati dal prof. Pasquale Voza, professore emerito di Letteratura Italiana nell’Università di Bari e componente del comitato scientifico della rivista internazionale «Studi pasoliniani». Presente all’evento, inoltre, la docente di Lettere dello stesso istituto Angela Difino che , con il suo intervento, ha dato il là ad un intenso dibattito sull’artista bolognese.

Prima di lasciar la parola al prof. Voza, i ragazzi della 3a C del Liceo hanno illustrato ai numerosi presenti delle immagini riguardanti la vita dello stesso Pasolini. Dalla giovinezza alle prime esperienze letterarie, dal periodo della guerra agli anni cinquanta trascorsi a Roma , dall’avventura nel mondo del teatro e del cinema sino alle celeberrime Teorie del Complotto. Un excursus completo, insomma, narrato proprio dalle voci dei ragazzi, rivelatisi incuriositi ed entusiasmati dall’avvicinamento alla figura pasoliniana. L’entusiasmo non è mancato, di certo, al prof. Voza che, con particolare piacere, ha preso atto del lavoro svolto dagli studenti liceali.

“È una vera impresa poter parlare, in cosi breve tempo, di un argomento cosi vasto - ha esordito Voza - immaginate che dovrò spiegare a voi quanto, ai miei alunni universitari, spiego da Ottobre a Maggio”. La vita di Pasolini è, senz’ombra di dubbio, ricca di aspetti che meriterebbero ampie discussioni. Svariati sono stati, infatti, gli spunti offerti dalla “lezione” del prof. Voza. Quest’ultimo ha adottato, per la sua spiegazione, una tecnica semplice e al contempo efficace: spiegare Pasolini in ragione delle sue fasi di vita.

La prima tappa di questo percorso è coinciso, però, con l’ultima opera di Pasolini: La nuova gioventù (1975). Raccolta di poesie scritte in nero rispetto a quanto l’autore emiliano aveva dinnanzi a sé, l’opera non è altro che una trascrizione di un altro contributo pasoliniano: La meglio gioventù (1954). In quest’ultima, l’attenzione del poeta si spostava sulla realtà friuliana e, nello specifico, sulla condizione di miseria e sfruttamento dei contadini nel dopoguerra. Da qui, il prof. Voza ha avuto modo di spiegare un malinteso dell’opinione pubblica dell’epoca, rea di vedere in Pasolini una nostalgia per l’Italia degli anni ’30. “In Pasolini questo senso di nostalgia, in realtà, non c’era. Egli stesso, in una lirica, afferma: Il mio non è nostalgia per il passato, bensì intollerabile sgomento per il presente”. Una citazione, quella riportata dal docente universitario, che permette di comprendere l’atteggiamento critico di Pasolini nei confronti del presente anni '60, epoca caratterizzata da uno “sviluppismo senza progresso”.

Una delle più importanti caratteristiche di Pasolini, ha affermato Voza, è stato proprio il suo approccio alla dottrina. Diversamente da quanto fanno sociologi e antropologici, infatti, l’artista bolognese si dichiarava spettatore della realtà mediante l’uso dei sensi. “Non leggo i processi da antropologo ma dal mio corpo” può essere il modo più appropriato per riassumere, in breve, la centralità del “corpo” nell’ideologia pasoliniana degli anni '70. In quest’ultimo scenario, c’è sicuramente - a detta di Voza - un’altra componente imprescindibile per comprendere Pasolini: il realismo mitico. Il centauro Giasone, nel film Medea (1969), pronuncia ad un certo punto una frase: “Solo chi è realistico è mitico e solo chi è mitico è realistico”. La struttura della battuta ricorda tanto il binomio reale-razionale di Hegel, dal quale Pasolini, però, prende ben presto le distanze. “Io sono contro Hegel. Tesi? Antitesi? Sintesi? Mi sembra troppo comodo. La mia dialettica non è più ternaria ma binaria”. Ed è proprio su questa dialettica binaria che fa leva il realismo mitico pasoliniano, un tentativo di sottolineare la presenza del mito nella realtà perché è proprio l’elemento mitico che rappresenta la continuità.

Per spiegare questa realtà, ricorrente è in Pasolini l’uso della figura retorica dell’ossimoro, utile a sbrogliare la complessità di quanto si presenta agli occhi dell’autore. Voza , a tal proposito, afferma : “L’ossimoro rappresentava, per Pasolini, la sacralità dell’arte, della realtà e delle istituzioni che lo compongono”. L’analisi della realtà non si era però fermata alla poesia. Nei primi anni Sessanta , infatti, Pasolini si era avvicinato al mondo del cinema, nell’intento di inventare un nuovo linguaggio, utile ad indagare la decadenza dei valori della società contemporanea.

Ed è in quest’ottica che Pasolini stesso vede il corpo quale unico elemento salvo da questo processo di decadimento. Il corpo nudo raffigura al meglio questa realtà e da esso deriva una riflessione molto importante intorno al “sesso”. Un aspetto quest’ultimo che, all’interno dell’opera pasoliniana, vive di un passaggio decisivo. Da una visione del sesso quale metafora del sacro, infatti, si giunge ad un’immagine del sesso come metafora del potere, di un’inevitabile subordinazione tra corpi.

Se da un lato abbiamo menzionato quanto rimane “fuori” dalla caduta dei valori culturali della realtà, dall’altro occorrerebbe porre attenzione su quanto è protagonista di questo fenomeno. “È con il neo-fascismo – ribatte Voza – che viene a verificarsi una scomparsa della poesia. In una realtà cosi omologata e, di conseguenza, appiattita, la poesia non trova più spazio.” Volendo riportare proprio una frase di Pasolini : “La poesia l’hanno uccisa”.

Scroscianti gli applausi che hanno “chiuso” l’analisi del prof. Voza, a cui ha fatto seguito uno spazio dedicato a tutti coloro i quali avessero voluto porre domande all’ospite del pomeriggio. In ultima sintesi, poi, le parole di ringraziamento del Dirigente prof.ssa Angela Borrelli che - soddisfatta per le numerose adesioni degli studenti dell’Ilaria Alpi - ha rinnovato l’appuntamento al prossimo “Break & Read”.

MICHELE RUBINO

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