Lunedì 27 Settembre 2021
   
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Non cerco casa…cerco famiglia!

don pasquale pirulli

 

In questi giorni in cui il bailamme di notizie segue alcune piste che possiamo indicare con questi nomi: Cirinnà, unioni civili, nozze gay, stepchild ecc. mi sono ricordato dell’esilarante film del principe Antonio de Curtis dal titolo “TOTO’ CERCA CASA”

Mi pare che i rumorosi partecipanti dalla manifestazione “Italia svegliati” e i sostenitori della legge sulle unioni civili della senatrice Cirinnà siano come il disastrato Totò alla ricerca di una casa: un ricovero tranquillo e un’isola di sicurezza e serenità in un vorticoso mare in tempesta quale si presenta la vita a chi ha trovato in un/a amico/ail precario appiglio di salvataggio. Magari questa tavola di salvezza la si chiamerà con il nome di “unione civile” ma che rimane una singolare esperienza di filantropia e di amicizia, cui si vogliono attribuire per legge i diritti e le qualifiche di un amore coniugale che è proprio dell’uomo e della donna.

Purtroppo la nostra società non tutela la persona la quale cerca rifugio e sicurezza nel privato, magari confortato dal sentimento dell’amicizia oppure, ricorrendo a un linguaggio economico, costituendo una società per azioni altrimenti detta “convivenza”. Questo fatto ha una sua rilevanza sociale al di là delle scelte individuali nel campo della sessualità, la quale è componente individualizzante della personalità.

Qualcuno ha stigmatizzato la dimensione soltanto politica del Family Day e dispiace che la problematica umana della famiglia che riguarda la vita di uomini donne e figli in rapporto tra di loro e con la società e che esige ponderata riflessione dei responsabili della cosa pubblica sia diventata terreno aspro di confronto tra diversi partiti.

Mi viene spontanea la distinzione tra una casa-albergo in cui due persone credono di trovare e offrirsi confortevoli servizi alberghieri anche all’insegna dell’amicizia per una convivenza e una casa che ospita una famiglia che nella sua tradizionale struttura si basa sulla decisione pubblica di un uomo e una donna di vivere un amore sponsale che dice mutua donazione, progetto di vita comune, servizio alla vita per l’avvenire della società.

Gli antichi romani che avevano un equilibrato senso politico e sono stati i fondatori del diritto avevano intuito le note essenziali dell’istituto familiare e le avevano espresse nell’assioma: “Matrimonium est seminarium rei pubblicae” (Il matrimonio è la culla dello stato!).

Una politica che sia servizio alla comunità deve tutelare i diritti di tutti nella prospettiva di un progresso futuro, promuovere lo sviluppo della società e non fermarsi dinanzi al chiasso di una piazza che pretende attribuire a una «unione civile», in cui sono impegnati due uomini o due donne, la valenza sociale dell’istituto familiare che è “patto d’amore e di vita comune tra un uomoe una donna” fondato sul matrimonio. La Costituzione della Repubblica Italiana all’articolo 29 si impegna solennemente a salvaguardare per tutti i cittadini “i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”. La Chiesa recuperando e sintetizzando l’insegnamento biblico ed evangelico ha dato a questa realtà umana la dignità di “sacramento” per cui “ciò che Dio ha unito l’uomo non separi”. Non può fare a meno di proporre ad una società impoverita dall’egoismo e dal consumismo l’ideale di un matrimonio quale esperienza impegnativa per la costituzione di una “famiglia” che, stando anche alla etimologia di “famulus” (servo), sia “servizio” vicendevole tra i coniugi e ai figli che devono essere educati a vivere in società.

Ritornando all’incipit di questa nota di riflessione vorrei invitare i rumorosi protagonisti della manifestazione “Svegliati Italia” e i sostenitori della proposta legislativa della Cirinnà a prestare attenzione a questo pacato ritornello: “Se Totò cercava casa… noi cerchiamo famiglia!”.

Prima la persona che deve essere tutelata nella sua vita e nel suo cammino di formazione umana individuale e sociale; al suo fianco una famiglia, fondata, sul matrimonio monogamico secondo il dettato costituzionale che sia capace di educare per un positivo inserimento nella società; quindi l’attenzione alle persone che sono fragili nella loro affettività e nella loro limitata autonomia economica. Il diritto sociale dice equilibrio e non può essere stiracchiato per la difesa di discutibili o incerti e conclamati diritti privati.

Sac. PASQUALE PIRULLI

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