Domenica 19 Settembre 2021
   
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La neo-scienza che aiuta a comprendere le piante

Davide Damiani


Parla Davide Damiani, primo ricercatore rutiglianese di neurobiologia vegetale

Le tecniche di produzione in campo agricolo continuano ad evolversi giorno dopo giorno di più. Rutigliano, città che vede nel settore primario il più grande vanto, non può permettersi di rimanere indietro e legarsi alla tradizione, sia in campo produttivo sia in campo della ricerca.

La ricerca conduce, oggi, verso punti che fino a non molto tempo fa sembravano sbucare in vicoli ciechi, aprendo nuovi orizzonti. Uno di questi è rappresentato dalla neurobiologia vegetale, una scienza neonata che sta regalando al mondo della sperimentazione impensati traguardi.

In ambito di Neurobiologia vegetale, Rutigliano può vantare la presenza di uno dei più giovani ed informati ricercatori: il dott. Davide Damiani. Davide Damiani, nato il 19 marzo 1990, si è laureato nel 2015 in Scienze e tecnologie Agrarie ed è già relatore conteso per esporre i propri studi sulla neurobiologia. La sua presenza è stata richiesta anche a Lussemburgo e, la più recente esperienza, l’ha portato a Conversano lo scorso 20 febbraio nell’incontro “Siamo capaci di dirigere una coltivazione vegetale incrociando spirito e materia?”.

Cosa ha esposto al pubblico conversanese lo scorso 20 febbraio?
"Ho ricevuto la possibilità di unire gli studi fatti sin ora inerenti alla Neurobiologia Vegetale. Una neo-scienza che si interessa di scoprire quella che è l’intelligenza delle piante, quindi parliamo di capacità cognitive, sensoriali e mnemoniche. A conversano ho riportato un’ultima stesura dei miei studi, incrementati anche dall’esperienza a Lussemburgo. Qui ho tenuto una relazione nel dicembre 2015 e c’è stato un vero e proprio scambio con numerosi ricercatori europei rendicontando quelli che sono i progressi nei nostri studi. Io ho riportato i miei dati nella neurobiologia vegetale ed ho appreso di principi spirituali legati all’agricoltura (materia che poi ho riportato a Conversano)".

“Siamo capaci di dirigere una coltivazione vegetale incrociando spirito e materia?”
"Sì. Questa è l’epoca in cui siamo capaci di farlo. Prendendo coscienza di alcuni principi spirituali ed integrando tutta la conoscenza in campo biologico ed agricolo, possiamo farlo. Certo, ci sono persone più o meno ‘aperte’ a questo argomento. Io penso che la natura ci è maestra, penso ad un coltivatore che per anni è stato a contatto con le proprie piante, alcuni di questi principi li può già riconoscere. L’obiettivo è quello di non essere egocentrici e non considerare la terra solo in base ai propri bisogni. Secondo me un approccio esclusivamente materiale non è più il modo adeguato per poter coltivare nella maniera giusta".

L’agricoltura rutiglianese è pronta ad un tale approccio?
"È possibile ma non senza una adeguata formazione. Attualmente non è praticata ma è attuabile. Non si può definire in quanto tempo, questo dipende dall’apertura dei produttori, ed in questo molto utili sono le Organizzazioni di Produttori. Credo che già l’agricoltura biologica, biodinamica, la permacultura siano già tecniche di coltivazione a base spirituale, tecniche che si rendano conto della natura vivente della pianta. Stiamo parlando di considerare diversi fattori che possano essere il ciclo lunare, la temperatura solare, fattori pedoclimatici, non si limita al fabbisogno chimico della pianta, non è sufficiente azoto,fosforo e potassio. È una questione di condivisione con la pianta, considerarla un essere vivente vero e proprio. è come parlare ad un adolescente, usando il pugno di ferro questo inizierà a ribellarsi, se invece con altri mezzi riesci a capire il suo bisogno si crea un legame di dialogo".

Stiamo parlando di una neo-scienza. Quali tipi di risultati si sono avuti dall’inizio delle sperimentazioni?
"Le sperimentazioni sono attuate in diversi punti. Ad esempio a Firenze, in un centro convenzionato in cui io ho scelto di fare il mio tirocinio. O ancora a Lussemburgo, dove sono stato chiamato ad esporre, ho potuto notare un centro completamente dedicato a questo tipo di coltivazione. Naturalmente nel mondo ci sono altri centri di ricerca di neurobiologia. Nell’aspetto pratico, invece, la situazione è molto frammentaria. So raccontare ad esempio di un paese toscano, a Montalcino, un agricoltore coltiva vite con altoparlanti a contatto con la vite facendo suonare musica di Mozart. O ancora, a Corato c’è un’erboristeria che coltiva erbe officinali con tecniche egiziane volte a stimolare la vibrazione della pianta ottenendo risultati immediatamente comparabili agli standard. In Messico, ancora, un agricoltore parlava di ‘apertura di varchi dimensionali’ tra l’uomo e la piante e le sue cicorie crescevano di tre metri, grano di sette metri, produzioni quantitativamente alte coltivati con questi metodi. Ci sono numerosi articoli ma non si può ancora parlare di approvazione scientifica in quanto ci sono ancora studi da condurre sulla neoscienza".

Parliamo del tirocinio a Firenze. In cosa consisteva il suo lavoro?
"Il Prof. Mancuso mi ha capito. Aveva capito cosa stessi cercando e mi ha affidato due set di piante. Mi ha chiesto di trattare i due set in maniera diversa pur mantenendo lo stesso tipo di coltivazione. Mi ha chiesto di rivolgere al primo set parole positive come ‘grazie pianta per i tuoi colori, ti offro sostegno e protezione’, il secondo set doveva essere trattato in maniera dispregiativa rivolgendomi alle piante con termini come ‘io vi odio, noi umani vi sfruttiamo, vi calpesteremo dopo aver dato frutto’. I risultati sono stati sconvolgenti. Con la coltivazione di grano, il set negativo ho condotto 7 piante su 17 all’allettamento ostruendo il percorso della linfa vero il frutto, nel set positivo l’allettamento si è verificato su 1 caso su 17. Naturalmente è stato coltivato un terzo set di controllo grazie al quale si è potuto confrontare le tesi".

Di cosa si occuperà nell’immediato futuro?
"Continuerò a dedicarmi alla ricerca scientifica nella neurobiologia vegetale continuando a tenere conferenze. Si tratta di un campo con un gran bisogno di dati scientifici e in continua evoluzione. Non cerco il ritorno economico, ho studiato agraria per passione e a me piace seguire questa missione. Nel futuro mi piacerebbe creare gruppo e avvicinare gli agricoltori a questo tipo di approccio con la natura".

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