Domenica 19 Settembre 2021
   
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Tra divario salariale e fughe culturali: la dott.ssa Lasorella e il prof. Veneto a Rutigliano

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L'interessante incontro organizzato dalla Commissione Pari Opportunità, in collaborazione con il Comune di Rutigliano e con l'Assessorato alle Politiche Sociali


Riflessioni e diversità di genere, per delineare lo spaccato della società odierna, alla luce di una figura emblematica, quella della donna: è il filo conduttore dell’incontro organizzato dalla Commissione Pari Opportunità, in collaborazione con l'Assessorato alle Politiche Sociali, lo scorso martedì 22 marzo, nella sede della sala conferenze di Palazzo San Domenico, e che ha visto confrontarsi due personalità di spicco. Da una parte, il prof. Gaetano Veneto, già ordinario di diritto del lavoro presso l'Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” e Presidente del Centro Studi Diritto del lavoro, dall’altra la dott.ssa Anna Lasorella, nojana di nascita e di appartenenza, ricercatrice presso la Columbia University di New York, i cui interventi sono stati moderati dalla presidente della Commissione Antonella Paradiso.

Un tema delicato e complesso, quello affrontato, che prende spunto dal divario salariale di genere per sconfinare nella difficile ed inaccettabile fuga dei cervelli, che oggi attanaglia il territorio italiano e ne fa un bacino di competenze che preferiscono svilupparsi all’estero. Alla base di una discussione che vede quotidianamente le luci puntate su discriminazioni e disparità di ogni sorta, vige l’elemento culturale, che si conferma preponderante rispetto a tutto il resto: un coacervo di usi e costumi che, più o meno giustificatamente, vedono la donna relegata a svolgere le mansioni più umili, senza che le siano riconosciuti il diritto e la libertà di esprimersi con i lavori più indipendenti e più validi. “È un concetto che viene ben dimostrato dalla presunzione di ammettere che il lavoro maschile sia più forte e più redditizio di quello femminile” - ha sottolineato il prof. Veneto - ed è l’idea da cui si diparte questo profondo divario salariale, che non interessa soltanto l’Italia, ma che è comune a numerosi altri paesi, in cui vediamo la donna occupare le posizioni sempre più basse a livello lavorativo”. Una vera e propria azione discriminatoria nei confronti della donna, quella diffusa in alcuni settori e in alcuni ambiti professionali, che arriva a toccare in media il 7,3% di differenza salariale tra i due generi, ponendo l'Italia all'80esimo posto nella classifica degli stipendi percepiti, e alla cui percentuale si aggiunge altresì quella bassissima che riguarda i ruoli prestigiosi ricoperti dalla donna in tutto il territorio italiano.

incontro Lasorella 2016 il pubblico

Freni di genere, pregiudizi culturali, stereotipi che a lungo andare si sono imposti sulla mentalità e sulla situazione socio-lavorativa e che impediscono alla donna non solo di accedere a determinate posizioni, ma addirittura di preferire gli altri paesi per meglio sentirsi rappresentata. A condizionare il fattore culturale interviene anche la scolarizzazione, che nel nostro paese è un diritto e un dovere sempre meno considerato: basti pensare ai tanti studenti che scelgono le università straniere, o alla quotidiana chiusura di atenei e indirizzi di studio. É la cultura del non saper fare, o meglio, del saper fare all'italiana, che si riflette in tutte le altre direzioni, prima fra tutte quella sociale, raggiungendo poi quella professionale. Ed è allora che i cervelli fuggono, così come è successo alla dott.ssa Lasorella, costretta a lasciare l'Italia per il nepotismo dilagante che costituisce, anch'esso, un modo di fare tutto italiano.

"Non credo di essere mai stata soggetta ad azioni discriminatorie, e il mio abbandonare l'Italia non è certamente dipeso dal mio essere donna in una professione in cui sono convinta che predominino gli uomini", ha affermato la dott.ssa Lasorella. "Ma la mia convinzione, in netta controtendenza, è sempre stata quella secondo cui le donne non abbiano abbastanza fiducia in loro stesse rispetto agli obiettivi che si pongono. E questo, posso affermarlo soprattutto in relazione alla mia esperienza professionale: le mie colleghe di sesso femminile non si ponevano un obiettivo in maniera determinata, ma spesso cercavano delle scappatoie, ed è questo il limite a causa del quale sono necessarie quelle realtà a difesa e a tutela della donna. É vero che esistono delle realtà culturali diverse, ma è anche vero che, secondo il mio parere, il principale limite della donna è la famiglia. Anche negli Stati Uniti si percepiscono queste disparità, ma è decisamente più sviluppata l'educazione all'indipendenza e alla fiducia in se stessi, siano essi di genere maschile o femminile. E questa è un'esperienza di vita fondamentale".

Indipendenza che, secondo la dott.ssa Lasorella, nel nostro paese si sviluppa in senso univoco: mentre le competenze vanno via e raggiungono gli altri paesi, nello stesso tempo nessuna delle competenze estere raggiunge il nostro paese. Uno scambio culturale a senso unico, dunque, quello che avviene tra l'Italia e i paesi più avanzati: "Mi piacerebbe che il nostro paese accogliesse coloro che portano con sé un bagaglio di ricchezze culturali e di vita, non chi ha poco da offrire per noi e per la nostra eccellenza".

DOMENICA REDAVID

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