Venerdì 03 Dicembre 2021
   
Text Size

Il ricordo di Domenico Messeni e della Grande Guerra al Liceo Scientifico “I.Alpi”

Anche a Pove c'erano gli ulivi Messeni

 

Lo scorso 18 Marzo, in occasione di un incontro incentrato sulla prima guerra mondiale, lo scrittore Emanuele Messeni ha avuto modo di presentare, ai ragazzi del Liceo Scientifico “I.Alpi”, il suo libro intitolato “Storia di Domenico Messeni , giovane pugliese nella bufera della Grande Guerra”. Il ricordo del primo conflitto mondiale, quindi, ha avuto modo di riecheggiare in una delle storie più comuni ai giovani di quell’epoca, quei giovani costretti a lasciare gli affetti familiari e accorrere al “fronte”.

Moderatore dell’incontro è stato il docente di storia e filosofia prof. Piglionica che, dopo i consueti ringraziamenti della dirigente prof.ssa Borrelli, ha colto l’occasione per tratteggiare il profilo del protagonista del pomeriggio e, al contempo, per presentare il lavoro dei ragazzi della classe VE. Questi ultimi si sono dilettati, anzitutto, nella lettura delle peripezie riguardanti il triennio 1915-18 ponendo maggiore attenzione sulle dinamiche del conflitto e le conseguenze da esso causate negli anni a seguire. Successivamente, un’alunna ha interpretato il brano “Generale” di Francesco de Gregori, inglobando nelle strofe del testo una parte “rap”.

Il prof. Piglionica - dopo il contributo degli studenti liceali - ha focalizzato uno dei leitmotiv più ricorrenti all’interno dello scenario del primo conflitto mondiale: gli scambi epistolari. “Attraverso le lettere recuperate - ha dichiarato il docente dell’Ilaria Alpi - è stato possibile ricostruire nel dettaglio le dure condizioni di vita patite in quel tempo”. Un dato ancor più evidente nel momento in cui un’alunna di VE ha letto alcune missive da lei scelte; tra esse ha, senz’ombra di dubbio, colpito quella di un ragazzo 20enne consapevole che, di lì a poco, avrebbe sacrificato la propria vita in nome della patria.

Il monumento ai caduti della Prima Guerra mondiale a Rutigliano

L’incontro è poi proseguito con il prezioso “lavoro” storico-artistico di Dario Di Gioia e Giuseppe Lasorella concernente il Monumento ai Caduti sito in Piazza XX Settembre, a Rutigliano. Di Gioia ha, in primis, riflettuto sulla valenza del monumento rutiglianese e su tutte le vicende antecedenti l’edificazione del complesso. “Inizialmente era prevista la costruzione di una statua dedicata a San Nicola ma, con il sopravvento della Grande Guerra e della morte di ben 140 rutiglianesi, fu istituito un Comitato che aveva come unico scopo il rendere omaggio ai caduti”. Quanto colpisce, tutt’ora, è che l’appena menzionata iniziativa partì da un gruppo di emigrati in America, a New York per l’esattezza. Le riflessioni di Giuseppe Lasorella, invece, si sono spostate su un livello più generico con l’iniziale distinzione - con annesse testimonianze - tra i diversi monumenti ai caduti: singoli, come quelli di Cisternino, Copertino, Turi ecc, e di gruppo, come Cassano delle Murge e la stessa scultura rutiglianese, inaugurata poi il 15 Settembre 1929.

A tutte queste premesse ha fatto seguito l’intervento del prof. Emanuele Messeni, docente di Italiano e Storia attualmente in pensione. Attraverso la figura di suo zio, ha cercato di ricostruire alcuni episodi e battaglie salienti della Grande Guerra, partendo dalla disfatta di Caporetto del 24 Ottobre 1917. A proposito di Domenico Messeni, egli esordisce con una considerazione più che eloquente: “Fece il suo battesimo di fuoco a sei giorni da Caporetto”. La battaglia, che vide la sconfitta dell’armata italiana, rappresentò - secondo l’opinione del prof. Messeni - un lampante segnale della disorganizzazione dell’esercito italiano. Nel ricordo delle parole dell’ospite, poi, un altro combattimento di questo periodo: la battaglia dei “tre monti”, ovvero la prima vittoria italiana dopo la “caduta” a Caporetto. È pur vero, però, che per giungere a questo successo il “bel Paese” fu chiamato ad un sacrificio di un’intera generazione, non ancora maggiorenne, per risollevare le redini di una situazione catastrofica. Dal prezioso lavoro d’archivio del prof. Messeni , culminato con la stesura dell’opera “Anche a Pove c’erano gli ulivi”, emerge essenzialmente ciò.

Le ultime osservazioni dell’evento riguardano il titolo del lavoro e le vicende ad esso legate. Al valoroso Domenico Messeni, infatti, fu fatale proprio la partecipazione alle battaglie del Grappa. Da un lato contribuì in maniera decisiva alla sconfitta degli austriaci e all’avvio della fase di declino della guerra; dall’altro questa “vittoria” si trasformò ben presto in un “immolarsi a nome della Patria”, causa gravi ferite riportate. Il giovane morì e fu seppellito proprio nel territorio sul quale combatté la sua ultima battaglia. L’allusione agli ulivi, difatti, è d’obbligo, visto che questa cultura è tipica proprio di Pove. In un senso più metaforico, però, gli ulivi di Pove segnano la rinascita di un luogo che, nonostante abbia conosciuto la guerra, è pronto a rialzarsi e ciò attestato proprio dalla continua crescita del simbolo di questa terra.

MICHELE RUBINO

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI