Tutti se l’aspettavano lunedì, la sentenza è, invece, arrivata già ieri. Un sentenza sfavorevole al ricorrente. Vittorio Berardi, dunque, perde in primo grado della giustizia amministrativa.
Riguardo al ricorso, “passando nel merito esso è infondato e va come tale respinto”, dicono i giudici nella loro sentenza, e condannano “il sig. Vito Vittorio Berardi al pagamento delle spese di giudizio” che liquidano “in complessivi € 4000”.
Il ricorso è stato respinto soprattutto in quella che gli stessi giudici definiscono “la questione centrale”, e cioè “l’ammissione alla competizione elettorale della lista 'Progresso'”. Ma prima dichiarano “infondata” la “doglianza” di Nicola Giampaolo, che con una lettera ha chiesto la ricusazione di uno dei componenti il collegio giudicante perché l’anno scorso aveva dichiarato inammissibile il riscorso oggetto di questa sentenza.
«Io su questo ricorso -ci ha detto oggi pomeriggio Roberto Romagno- non ho mai avuto dubbi, sono sempre stato sereno. Ero convinto del risultato». «Spero -continua il sindaco- finisca qui perché tutto questo non sta facendo altro che danneggiare la comunità rutiglianese. Mi auguro che adesso ci si metta a lavorare secondo le regole del buon padre di famiglia ognuno col proprio ruolo».
Anche il presidente del consiglio comunale Matteo Colamussi, ovviamente, è della stessa opinione. «Ci auguriamo soltanto che con questa sentenza l’opposizione si metta a lavorare seriamente per il paese e accetti, quindi, rispetti il risultato elettorale». «Agli amici dell’opposizione -ha detto ancora Colamussi- vorrei dire che purtroppo costringeranno il comune a sostenere una spesa economica per il costo che ha avuto questa operazione. Mi auguro soltanto che con la sentenza si possano finalmente creare le condizioni per lavorare davvero tutti insieme nell’esclusivo interesse del paese».
Abbiamo chiesto a Berardi se se l’aspettava una sentenza del genere. «Certamente a Bari non avremmo potuto avere dei risultati validi così come è accaduto in precedenza», ci ha risposto. «Purtroppo la questione -ha aggiunto- andrà al Consiglio di Stato e la settimana prossima darò mandato all’avocato, che già mi ha difeso precedentemente, di presentare ricorso su questa sentenza, che ha dell’inverosimile per chi la legge con un po’ di attenzione».
L’ex candidato sindaco si riferisce in modo particolare alla disquisizione tutta grammaticale con cui la Terza sezione del TAR di Bari ha smontato la tesi dell’identicità del simbolo. I giudici citano per intero il passaggio parzialmente riportato dal Consiglio di Stato nella decisione di maggio scorso che ha riammesso il ricorso.
Secondo la sentenza di ieri la legge che vieta simboli uguali in tutto o in parte si riferisce alle liste di “partiti presenti in parlamento”, mentre il ricorrente sostiene che “non bisognerebbe necessariamente far riferimento ai partiti presenti in parlamento”.
Ora, il convincimento dei giudici di Bari sta tutto nel significato del termine “ovvero” citato nella legge che testualmente dice: “La Commissione elettorale mandamentale (…) ricusa i contrassegni che siano identici o che si possano facilmente confondere con quelli presentati in precedenza o con quelli notoriamente usati da altri partiti o raggruppamenti politici, ovvero, riproducenti simboli o elementi caratterizzanti di simboli che, per essere usati tradizionalmente da partiti presenti in Parlamento possono trarre in errore l’elettore”.
Per i giudici baresi “nella lingua italiana” “ovvero è sinonimo di ossia, cioè…”, quindi, sostanzialmente il passaggio della legge in questione va letto nel senso di simboli riferiti ai partiti presenti in parlamento e non ai partiti in generale.
Se al termine “ovvero” si dà il senso di cui parlano i vocabolari della lingua italiana, cioè di “oppure”, cambia tutto, l’interpretazione diventa ampia fino a comprendere anche i simboli di partiti che competono in altre elezioni, oltre che in quelle per il rinnovo del Parlamento.
La sentenza che ha cassato il ricorso di Berardi sembrerebbe, dunque, poggiare tutta su una interpretazione, certo autorevole come è quella di un collegio di giudici amministrativi, ma pur sempre una interpretazione, sostiene Berardi.
Come abbiamo saputo dal diretto interessato, e come era prevedibile, sarà il Consiglio di Stato a dirimere questa ormai importante disquisizione grammaticale.
La sentenza


















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Commenti
Il 14 e' vicino cominciate a comprarvi le fasciettine lutto per il braccio e preparare i manifesti.
*****
Nicastro lascia perdere questi 4 bedduini non serve sfegatarsi piu' di tanto,non stare al loro gioco,loro ti ritengono un nemico perche' attraverso le tue inchieste-scandalo metti sotto il loro poppo e degli amici affaristi con cui vanno a braccetto, carboni ardenti
Se vuoi un giornalista su commissione rivolgiti al "Gazzettino" o, se preferisci, al "Grifone"; Mao Tse-Tung (non "Tze") o Mao Zedong permettendo.
I dati li dovresti dare tu, visto che gli sponsor e la gente va su questo sito per avere INFORMAZIONE!
E comunque la citazione sulla rivoluzione (per dovere di cronaca) è di Mao Tze Tung!
Se rileggi l'articolo e la sentenza mobilitando qualche neurone in più, forse capisci che ad "interpretare la lingua italiana" sono stati i giudici del TAR non io.
Rispetto ai 50mila euro, avrai consultato delibere o determine per parlare di una cifra così tonda e precisa. Per evitare che noi si pensi che tu scriva balle, o parli per sentito dire, potresti citarci il documeto (tipo, numero e data)?
volevo comunque ricordarti che ad oggi le spese del comune e quindi dell'intera cittadinanza per difendersi ammonterebbero a circa 50.000,00 euro comprensive anche dello straordinario pagato alla vigilanza e alla polizia municipale per i turni di guardia sostenuti subito dopo le elezione per paura di manomissione delle schede che Berardi contestava.... alla faccia del contenzioso da ridurre...aaaahhh!!!! forse quello degli altri e non il suo contro il comune!!!!
L'unica spesa che il comune sopporta in questo ricorso è il costo del suo avvocato. Non so di preciso la cifra, ma credo si attesti in un range di 5-10mila euro. E comunque, 2000 euro al comune sarebbero rimborsati dallo stesso Berardi, che paga anche il suo di avvocato, nel caso perda in via definitiva.
Non capisco, però, tutto questo scandalizzarsi per la spesa in questione. Chiunque si senta leso in un diritto o ritenga abbia subito un torto ha tutta la legittimità e il diritto, appunto, di rivolgersi alla giustizia, amministrativa in questo caso.
Sarebbe sciocco pensare che, a parti invertite, Romagno non avrebbe fatto la stessa cosa.
Questi sono i contenziosi della democrazia, dei quali non si può fare a meno.
Ci sono i contenziosi che si possono evitare o, quantomeno, drasticamente ridurre. Sono le centinaia di cause per "insidia" stradale, le vertenze legali incautamente portate avanti nei tre livelli della giustizia. E' questo contenzioso che drena una motagna di risorse economiche pubbliche, parliamo di centinaia di migliaia di euro.
Poi, parlare di "odio" o addirittura di "rivoluzione" in riferimento a questa vicenda è ridicolo.
Dovreste guardare queste cose con meno faziosità, meno spirito da curva Sud, guardarle con più sano distacco.
PS che durante la campagna elettorale diceva che per amministrare ci vuole AMOOOOORRRREEEEE ed ora, per poter vincere, sta scatenando OOOODDDDDIIIIIOOOOO!!!
La rivoluzione non è un pranzo di gala,
non è una festa letteraria,
non è un disegno o un ricamo,
non si può fare con tanta eleganza,
con tanta serenità e delicatezza,
con tanta grazia e cortesia,
la rivoluzione è un atto di violenza.
la battaglia non è ancora persa. bisogna avere tempo e pazienza e grinta: cose che non ti mancano! w vittotio berardi, davvero davvero uno di noi