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Quelli che una certa Italia propaganda come referendum contro la "privatizzazione dell'acqua" rischiano di essere la più grande bufala mediatica del dopoguerra.
Nessuna legge, in Italia, ha privatizzato l'acqua e nessun governo o partito politico intende proporre una misura di questo tipo.
Le attuali norme prevedono che, ferma restando la proprietà pubblica dell'acqua e delle reti che la portano dalla fonte al rubinetto, la gestione dei servizi sia gestita in un quadro di libero mercato.
Le tariffe, secondo la legge, sono stabilite dagli enti locali, secondo leggi regionali che si ispirano alla normativa nazionale, come recentemente ribadito dalla Corte Costituzionale.
I referendum hanno l'obiettivo di riportare la gestione del servizio idrico in mano ad enti e carrozzoni pubblici scaricando i costi di questo servizio sulla fiscalità generale.
Questo significherebbe che l'incasso delle bollette non coprirà tutti i costi del servizio che dovranno essere coperti con una apposita tassa oppure chiuderanno in perdita, cosa che renderà i nostri acquedotti ancora più colabrodo di quanto non siano oggi.
L'ideologia deve stare fuori dall'organizzazione del servizio idrico e lasciare spazio ad un sano pragmatismo: oggi le società che gestiscono l'acqua con assetto privatistico e quotate in borsa chiudono tutte in utile, resituendo ai Comuni che ne sono soci importanti dividendi che vengono utilizzati per finanziare la cultura, i servizi sociali, le opere pubbliche.
Le società tutte pubbliche, invece, chiudono sempre più in perdita, affossate da assunzioni clientelari che fanno lievitare i costi di produzione.
Per questo diciamo NO ai referendum che vogliono riportare la gestione dell'acqua in Italia a com'era 20 anni fa, moltiplicando i soggetti gestori, eliminando l'efficienza e finanziando sprechi, clientelismo e occupazione da parte dei partiti dei luoghi di decisione.
Diciamo SI ad alla concorrenza tra pubblico e privato, che finanzi gli investimenti, contenga i costi e migliori il servizio di gestione idrico.
Diciamo SI a un grande investimento nazionale e pubblico per il miglioramento della rete acquedottistica nazionale.
Diciamo SI a investimenti e controlli sulla sicurezza idrogeologica e sulla potabilità delle acque messa sempre più a rischio dai carrozzoni pubblici che non svolgono i compiti di depurazione e sorveglianza come dovrebbero.