Sono una ragazza di 25 anni, sono nata e cresciuta a Rutigliano fino al liceo, dopo di che mi son trasferita a Roma dove frequento l’università.Ho un buon ricordo del liceo, per me quelli son stati anni magici, gli anni della spensieratezza,delle gradi amicizie, delle prime ribellioni e delusioni,gli anni della formazione e sono molto legato ai miei compagni e ai miei professori.Ed è per questo che appena posso vado a trovarli, mi fa piacere mantenere i loro contatti. é cosi ho fatto qualche settimana fa, mi sono diretta nella mia vecchia scuola e qui ho notato una folla di ragazzini in trepidazione, ho chiesto che aspettavano e loro mi hanno risposto che stavano per uscire i “quadri” con le composizioni delle classi: ai miei tempi le classe erano poche, e quindi io non avevo mai provato quel tipo d’ansia però ero contenta per loro perché assaporavo le prime emozioni da liceali. Cosi dopo aver fatto la mia visita ai miei adorati professori,e la mia attenzione è stata rapita da un ragazzino che piangeva,un po spaventata e anche incuriosita gli ho chiesto che succedeva e lui mi ha risposto che era stato inserito in una classe in cui non conosceva nessuno e soprattutto che tale classe era costituita solo da ragazzi di altri paesi mentre lui era di Rutigliano, io sono rimasta un po perplessa perché ai miei tempi le classe erano miste, c’erano ragazzi di Rutigliano e dei paesi limitrofi con i quali io ancora oggi ho dei bellissimi rapporti.
Il ragazzino ha continuato dicendo che aveva fatto una legittima richiesta di poter frequentare con un suo compagno delle scuole medie inferiori e che non era stato accontentato mentre ad altri suoi conoscenti Questa richiesta era stata accettata.
Il mio stranimento avanzava: un preside sa quanto sia importante il primo impatto con una nuova scuola e sa anche Quanto possa incidere nell’inserimento del ragazzino nella vita di classe avere già un amico e allora perché alcuni ragazzini erano stati accontentati e altri no?Nel frattempo si era avvicinata al ragazzo in questione la mamma che era andata a chiedere nell’istituto spiegazioni circa i criteri per la formazione delle classi e le era stato risposto che gli alunni erano stati sorteggiati e per una strana coincidenza tutti i non rutiglianesi erano da una parte e i rutiglianesi erano dall’altra, nn solo la donna mi ha invitato ad andare a guardare le classi e in particolare mi ha sottolineato i cognomi illustri del nostro paese che erano stati inseriti tutti in un'unica classe, ma non era stato fatto il sorteggio?e le classi, ,secondo i più saldi principi psico pedagogici nn dovrebbero essere ,in piccolo, uno spaccato della società?
ho chiesto alla signora di parlare chiaramente e lei mi ha raccontato che nei mesi estivi la segreteria era stata tartassata di chiamate e visite di genitori in preda a crisi d’ansia che chiedevano che i lori figli andassero in una classe piuttosto che in un'altra, con un cognome illustre piuttosto che uno meno illustre, con un professore qualificato piuttosto che con un meno qualificato. Il preside ha accontentato chi poteva anzi chi VOLEVA.
La mia riflessione è venuta spontanea come è possibile che tra ragazzini di 14 e 15 anni vengano fatte queste discriminazioni, e come è possibile che un genitore che rappresenta l’educatore per eccellenza si faccia promotore di questa forma di “razzismo” e che l’istituzione scuola appoggi e si renda complice di questa differenziazione.
Io ricordo il mio primo giorno di scuola perfettamente ero invasa da un turbinio di emozioni, la gioia e la sicurezza di poter continuare il mio percorso formativo con alcuni miei compagni e la curiosità e la voglia di conoscere altre persone. Può un genitore , solo perché guidato dall’accanimento di controllare tutto, privare il proprio figlio di queste emozioni, può invadere cosi tanto la vita del loro bambino fino al punto di decidere quali devono essere i”giusti”compagni con cui confrontarsi e scontrarsi, compromettendo cosi il suo percorso di maturazione e può un professore, nonostante sappia quanto sia importante per un adolescente rapportarsi con coetanei dal bagaglio educativo culturale e sociale diverso , creare delle classi con questi criteri classisti?
Non so come sia andata a finire la vicenda di quel ragazzino sono andata via sconcertata e delusa perché i tempi cambiano, avanza la tecnologia ma si perdono i valori,si perde il rispetto per le persone. Sento spesso dire che i giovani di oggi sono sopraffatti dall’esteriorità e dall’apparenza è vero, ma ci siamo mai chiesti chi insegna a questi ragazzini la scala dei valori?credo che questo episodio che ho vissuto possa dare una risposta.
Il mio è solo un invito alla riflessione per tutti, genitori, educatori di qualsiasi tipo e figli e sicuramente non è mia intenzione fare di tutta l’erba un fascio.
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Commenti
e sempre a propostio di classismo, vogliamo parlare di quei professori che ritenendo una classa migliore di un altra, adottano modi di comportamento differenti? o prediligano nei pon, nei progetti i propri alunni scartando gli altri? è un discorso molto vasto da affrontare ma spero che prima o poi questii problemi si risolvano, almeno in parte
"rutiglianoweb" ha messo incantiere un approfondimento delle questioni sollevate dalle due lettere.
Sono daccordo quando dici che sono cambiati i valori dei ragazzi,ma la colpa è anche dei cambiamenti che la società sta attraversando.
Saluti.